Litiga col padre, lo spinge e lo uccide
La vittima è Alberto Savigni, coltivatore 83enne. Il figlio Davide disperato ha chiamato i carabinieri. La lite nel fienile
SAN CESARIO. Il litigio con un padre autoritario che da anni lo comandava ha fatto esplodere in lui tutta la rabbia repressa. Mentre cercava di dire una volta tanto la sua opinione, tra i due, entrambi esili di corporatura, è nata una lite accesa e sono venuti alle mani. Poi ha spinto il padre contro il muro dello stanzone della cascina al lato della casa e lo ha visto battere la testa e accasciarsi senza vita.
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In questo modo ieri mattina all’interno della loro fattoria di via Sant’Adriano III, in piena campagna alle porte di San Cesario, Davide Savigni, 46 anni, ha ucciso il padre Alberto, 83 anni. Un omicidio per adesso classificato come preterintenzionale: in altre parole, Davide non aveva intenzione di uccidere il padre ma ha usato una violenza tale da arrivare a questo tragico risultato. Più di una disgrazia, molto meno di un assassinio.
Subito dopo la tragedia è stato lo stesso Davide a chiamare i carabinieri: «Presto, correte, è successa una tragedia», ha detto. E appena arrivata l’Arma si è dato da fare per collaborare e spiegare l’accaduto. È stato portato in caserma e interrogato a lungo dal pm Andrea Guerzoni e ora è a Sant’Anna in stato di arresto per omicidio. La salma del padre su disposizione del magistrato, è stata portata alla Medicina Legale dove sarà sottoposta un’autopsia per chiarire le effettive cause del decesso.
Il motivo stesso della loro lite quasi incredibile, tanto è banale: una discussione su come irrorare i filari di peri. Una divergenza tecnica che riguardava ancora una volta la conduzione di quella fattoria che riuscivano tenere a specchio nonostante da vent’anni esatti fossero privi della moglie e madre, deceduta; mentre l’altra figlia da anni aveva lasciato la casa paterna dopo essersi sposata e trasferita non molto distante da lì.
La fattoria è grande e complessa: comprende uno stallone per allevare le mucche e tanti filari di peri, oltre ad altre coltivazioni. Ma in due ce la facevano. Era una conduzione all’antica: il padre comandava, il figlio eseguiva. Un “padre padrone”, dicono alcuni; un contadino di altri tempi che nonostante gli 83 anni era ancora in piena salute e trascorreva le giornate tra la stalla e i campi di famiglia.
In ogni caso, una vita in simbiosi tra i due, uno subordinato alle decisioni dell’altro, e soprattutto con pochi svaghi e divertimenti. Alberto, o Bertino come lo chiamavano alcuni conoscenti, era stato un cacciatore, una passione mai raccolta dal figlio Davide. Oltre al lavoro, i due si concedevano solo qualche chiacchiera con amici e vicini. Perché tutti li conoscevano in paese e tutti li stimavano, ma tutti sapevano anche che non era una famiglia di tante parole.
Quelle parole che ieri avrebbero forse potuto evitare la tragedia.
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