Modena, donna rovinata dal sangue infetto, il Tar: «Lo Stato paghi»
Dura sentenza del tribunale contro il Ministero della Salute: risarcisca subito paziente da 30 anni contagiata da epatite C
MODENA. Il Tar condanna il Ministero della Salute a risarcire immediatamente una vittima dello “Scandalo del sangue infetto”, un modenese gravemente malata oggi 70enne.
Alla fine degli anni Ottanta, quando era una 40enne, i medici le prescrissero una terapia che prevedeva trasfusioni di emoderivati in un ospedale della nostra provincia. Purtroppo la sacca era una di quelle con sangue infetto. Era insomma vittima del famigerato scandalo che durante Tangentopoli coinvolse anche l’allora potentissimo direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio Poggiolini in un giro di corruzione con le multinazionali faraceutiche. Contrasse l’Epatite C Hcv e da allora la sua vita è diventata prima difficile e poi un inferno.
Oggi è una modenese ultrasettantenne gravemente malata. Un caso grave, come ha riconosciuto anche il giudice del lavoro del Tribunale di Modena con la sua sentenza del febbraio 2015 dopo l’azione legale intentata con l’avvocato Francesca Germanà: il giudice del lavoro, trattandosi di materia previdenziale, ordinò un equo indenizzo per questa donna duramente provata da qualcosa che era ben più grave di un errore del Ministero della Salute. La sentenza è stata depositata pochi giorni dopo l’ordinanza della Corte Europea dei diritti umani che imponeva al Ministero della salute italiano di risarcire le più di 2500 vittime delle sacche di sangue infetto che erano circolate tra gli anni Ottanta e i primi Novanta in Italia. Quindi anche a lei spettava un giusto indennizzo. Ma il Ministero della Salute non ha mai eseguito la sentenza e il risarcimento che le spetta, già quantificato, non è mai arrivato. Finora tutte le spese le ha sostenute lei. Per questo motivo l’avvocato ha presentato un ricorso al Tar di Bologna contro il Ministero.
E il Tar non solo ha dato ragione alla vittima modenese di questo scandalo ma ha usato parole molto dure verso il Ministero. I giudici amministrativi di Bologna ritengono infatti che i ricorso della modenese sia fondato. I giudici ordinano così di dare esecuzione immediata alle disposizioni della sentenza ormai definitiva del Tribunale di Modena e pagare quanto stabilito. I termini del Tar sono perentori: il Ministero ha trenta giorni per saldare l’indennizzo stabilito. Non solo: «In ragione del considerevole ritardo maturato - si legge nella sentenza - a decorrere dal trentunesimo giorno e per successivi trenta giorni si deve applicare a carico dell’amministrazione la penale ce si liquida in cento euro per ogni giorno di ulteriore ritardo». I giudici vogliono essere sicuri che il Ministero esegua e quindi hanno anche già fissato un commissario “ad acta” nel caso in cui continui l’inottemperanza nei confronti di questa paziente. Per questo è stato nominato commissario il direttore dell’Ufficio del Bilancio del Ministero della sanità che potrà delegare l’incarico a un suo subordinato di fiducia.
Se tutto andrà per il verso giusto, almeno questa vittima - che, anziché essere curata e star meglio, è costretta da tanti anni a convivere con l’epatite C - potrà non avere più problemi economici.
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