Cecilia, Modena e l'Hyperversum:«Storia e fantasia:così nascono le mie avventure»
La scrittrice ha già venduto 180mila copie: «Una passione iniziata con i libri di Salgari»
Una modenese con una passione sfrenata per la storia e i romanzi fantasy. Il suo nome è Cecilia Randazzo, ma tutti la conoscono come Cecilia Randall, l'autrice di "Hyperversum", uscito nel 2006 seguito poi da "Hyperversum, il falco e il leone" del 2007 e "Hyperversum, il cavaliere del tempo" datato 2009, la trilogia che ha lanciato la carriera della scrittrice cui si va ad aggiungere l'ultimo "Hyperversum Next" uscito quest'anno, dieci anni dopo il primo.
Cecilia ha presentato il libro al Cinema Victoria dove l'hanno accolta calorosamente i lettori appassionati e contenti del nuovo capitolo del gioco di ruolo creato dalla scrittrice. Questa volta i protagonisti sono i figli dei protagonisti della trilogia, vent'anni dopo, ma il gioco di ruolo è lo stesso e li catapulterà in un Francia medievale tutt'altro che tranquilla.
Una trilogia che, insieme alle prime copie di Hyperversum Next ha già venduto 180mila copie e che sta conquistando sempre di più sia ragazzi che adulti.
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La storia e il fantasy hanno da sempre fatto parte della vita di Cecilia, personaggi che hanno vissuto nella sua mente per tanti anni finché non sono diventati i protagonisti dei suoi romanzi.
Sono passati dieci anni dall'uscita del tuo primo Hyperversum, adesso sei tornata con "Hyperversum Next", che cosa è cambiato?
«Intanto con questo ultimo celebro i dieci anni dall'uscita del primo nel 2006. È stato un viaggio nel Medioevo, Hyperversum Next è ambientato vent'anni dopo la trilogia quindi troviamo i personaggi che sono i figli dei protagonisti della trilogia precedente sempre con uno sfondo della Francia medievale che io adoro e che quindi non potevo non citare Sono passati dieci anni e la storia si ripete, vent'anni dopo sono qui di nuovo nel medioevo a fare questo salto con un Re importante, ossia Luigi IX, ci sono nuovi personaggi e una nuova avventura. In realtà devo dire che questa storia l'avevo scritta subito dopo il primo della trilogia, invece il vent'anni dopo è rimasto lì nel cassetto. Poi pensavo che l'avventura fosse finita ed invece ho deciso che doveva continuare, che c'era dell'altro da raccontare».
Che cosa succede ai protagonisti?
«Sono appassionati di un videogame che è Hyperversum e vengono catapultati all'improvviso nel medioevo francese, la giovane protagonista si trova ad essere testimone di un omicidio in pieno medioevo senza aiuti e senza sapere come fare».
Come è nata la tua passione per la storia, il genere fantasy e la scrittura?
«Ho iniziato a leggere i primi romanzi completi, un po' più corposi rispetto a quelli per bambini, i romanzi di avventura, autori come Salgari e avevo una grande passione, che ho tuttora, per i cavalieri della tavola rotonda e Re Artù, Così quando ho incominciato a capire che le storie potevo anche scriverle e non solo leggerle, ho sentito l'esigenza di iniziare a farlo. Per me il passo è stato breve e da lì ho iniziato a scrivere, a immaginare, ma soprattutto a disegnare tante storie di avventure. Il mio sogno segreto era quello di diventare fumettista però poi i miei studi mi hanno portato a scrivere piuttosto che disegnare».
I tuoi romanzi sono categorizzati come fantasy, ci spieghi più nello specifico di che genere si tratta?
«I miei romanzi sono incasellati nella categoria fantasy ma non rientrano proprio nel fantasy a pieno titolo. La trilogia di Hyperversum e adesso Hyperversum Next tecnicamente sarebbe più fantascienza che fantasy, nel senso che c'è il tema del viaggio nel tempo, ci sono personaggi del mondo moderno che si ritrovano, in maniera inspiegabile tramite questo videogioco di ruolo che si chiama appunto Hyperversum, catapultati nel Medioevo e devono lottare per sopravvivere. Loro si trovano a dover affrontare un altro gioco di ruolo ovvero ad impersonare, a crearsi un'identità medievale, portarla avanti e quindi a recitare questa parte e continuare il loro gioco di ruolo sapendo benissimo che quel contesto in cui si sta giocando».
Nella trilogia i protagonisti sono Daniel, laureato in Fisica e Ian, grande appassionato ed esperto di storia, da una parte la scienza e dall'altra la storia…
«Volevo avere due protagonisti che avessero due background completamente diversi, da una parte Daniel che è un laureato un fisica, che quindi è la parte razionale, quella più scientifica del duo, mentre dall'altra parte c'è Ian che è laureato in storia e quindi mi serviva innanzitutto un personaggio che avesse competenza del mondo in cui si ambientava l'avventura, ma mi piaceva soprattutto avere due approcci così diversi nei confronti del Medioevo. Daniel, lo scienziato e Ian, lo storico».
Perché hai scelto questo connubio?
«Mi piaceva l'idea di mettere insieme storia e scienza perché entrambe danno la possibilità di conoscere il mondo da angolature diverse. Inoltre è fondamentale, per comprendere il mondo di adesso, conoscere le nostre radici. Non possiamo sapere dove andiamo se non sappiamo da dove siamo venuti».
Ti ricordi la prima volta che hai scritto un racconto, una storia?
«Il primissimo approccio con la scrittura, i primi racconti che ho scritto sono sui quaderni delle elementari, quindi stiamo parlando di penna su fogli a righe. Poi, con il passare degli anni, ho continuato a coltivare questa passione finché mi sono detta: dai, ci provo e scrivo sul serio questa storia. E si parla di Hyperversum in questo caso».
Li conservi ancora?
«Mai buttato via neanche una pagina, ho tenuto tutto, erano tutti racconti di avventura e fantascienza».
Carta o computer?
«Uso il computer per scrivere, ma prendo gli appunti su carta, quando è il momento di iniziare a scrivere, quando devo capire se una traccia mi può interessare oppure no allora lì lavoro su carta, perché non è un pensiero lineare e quindi ho bisogno di fare schemi e rimandi però quando devo poi scrivere sul serio, ecco lì per forza computer».
Come riesci a raccogliere le idee?
«Le risistemazioni sono continue e costanti, ma da quando ho iniziato a scrivere in modo professionale non vado più a ruota libera, prima magari su dieci storie che cominciavo due arrivano alla fine e le altre si perdevano, mentre adesso appena ho l'idea scrivo la sinossi dettagliata dell'opera ed in questo modo so già cosa devo scrivere e ho un filo conduttore però la concentrazione è basilare».
Che rapporto hai con i tuoi lettori?
«Cerco sempre di rispondere a tutti, ma non è facile, ci vuole molto tempo e spesso non ne ho, ma faccio il possibile perché ci tengo a poter dare una risposta ai lettori. Mi piace quando mi scrivono e mi raccontano quello che gli è piaciuto e che gli ha appassionati, mi stimolano a continuare a scrivere e creare nuove storie».
I tuoi libri sono definiti romanzi per ragazzi, è così?
«Sì, i miei lettori sono principalmente ragazzi, ma devo dire che ci sono anche parecchi adulti, appassionati di storia e fantasy... posso dire che sono di tutte le età. Mi scrivono in tanti e di tante età diverse, mi è capitato e mi capita tuttora di lettori che hanno letto il mio libro e poi me li trovo a dieci anni di distanza, così come mi scrivono mamme e papà e nonni che mi dicono "Ho rubato il libro al figlio o al nipote e mi è piaciuto tantissimo"».
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