Ospedale, si va avanti col mix pubblico-privato
In occasione dell’inaugurazione della nuova risonanza magnetica da 1,3 milioni Comune, Regione e il socio Atriké confermano l’attuale formula di gestione
«L'esperienza pubblico-privata dell’ospedale di Sassuolo può continuare. Siamo tutti d’accordo».
Dopo circa un’ora di interventi che dovevano commentare l’inaugurazione di una nuova risonanza magnetica all’avanguardia, costata 1,3 milioni di euro e mesi di lavoro, ma che invece si spostavano tutti rapidamente sulla questione della sopravvivenza dell’ospedale di Sassuolo nella sua compagine attuale, l’assessore regionale Sergio Venturi ha messo la parola fine dicendo le parole tanto attese.
Attese fin da quando alcuni mesi fa il deputato Matteo Richetti in un’intervista parlò di segnali da fonte regionale, che sembravano far propendere per un ritorno all’ospedale totalmente pubblico. Mara Bernardini, presidente del socio privato Atrikè, che detiene il 49 per cento dell’ospedale (di cui il 45 è di Coop, il 45 di Bper, il 5 di una finanziaria e il 5 di Piero Ferrari) è stata chiara: «L’inaugurazione di oggi è l’esempio di quanto lavoriamo ogni anno per implementare e aggiungere risorse, per dare la massima qualità. Siamo totalmente dedicati al raggiungimento dei migliori servizi ai cittadini, che trattiamo da pazienti e non da clienti. Il nostro rapporto con il socio pubblico è dialettico e tale può rimanere, ma vogliamo certezze sulle assegnazioni, sulle risorse, sulle prestazioni richieste e sulle regole. Crediamo di meritare un giudizio positivo per il cammino percorso e vogliamo continuarlo».
Ancora più esplicito Claudio Pistoni, sindaco di Sassuolo: «Noi vogliamo continuare con questa esperienza pubblico privata perchè funziona. Abbiamo riscontri positivi, non ci sono evidenze di un alto livello di lamentele. Le voci rischiano di destabilizzare un sistema che sta lavorando per fare ancora meglio. È bene che si spengano oggi».
Anche Giancarlo Muzzarelli, in questo caso presidente del Ctss (Conferenza territoriale sociale e sanitaria) di Modena ha ribadito «questa esperienza non va depressa perchè raccoglie tutta la cultura positiva della gestione privata. Modena ha già dato, stavolta chiede di preservare un orgoglio e un riferimento per lo spirito di comunità di quest’area».
«Questo ospedale – ha chiuso l’assessore Venturi – funziona bene, ha lavorato molto anche su indicazioni nostre, come per l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa. Ci sono poche esperienze analoghe in Italia e ammetto che quando sento parlare di privato in sanità ho un brivido e penso a carte di credito, polizze assicurative. In questo caso invece anche la componente privata, nel modo di gestire e concepire la sanità, ha molto della filosofia pubblica. Discorso chiuso, si va avanti così».
Peccato far passare quasi in secondo piano un macchinario che qualifica l’ospedale ulteriormente, che amplia le possibilità e il numero degli esami fattibili, che ha comportato una complesssa installazione, con una breccia nel muro dell’edificio da cui estrarre la risonanza vecchia per poi collocare quella nuova (30 tonnellate da movimentare, 250mila euro di spesa solo per la messa in opera e oltre 850mila di costo del macchinario).
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