Profughi: «Stipati e abbandonati»
In 18 lasciano il casolare a Cittanova andando con le valigie in questura per protestare. Notte in hotel
«Ci sentiamo presi in giro e soprattutto abbandonati, portati e scaricati in un casolare in campagna, con un operatore che arriva e resta cinque minuti per portare i pasti e le cene: una volta viene alle 12 un altra alle 14, senza mai una regola. Non ci hanno dato il “poket money”, la diaria quotidiana per le piccole spese. In quella casa non abbiamo avuto lo spazzolino da denti ma soprattutto adesso siamo in 18 e ci sono solo due bagni. Abbiamo protestato e il mediatore, che fra l’altro parla solo inglese mentre noi parliamo francese, ci ha detto che è sempre meglio così che in Africa».
E così ieri nel primo pomeriggio i diciotto migranti che hanno chiesto asilo, arrivati dal Centro di accoglienza di Bologna e che sono stati distribuiti nel nostro territorio poichè rientrano nel percorso Mare Nostrum, hanno inscenato una protesta. Si tratta di pakistani, di maliani e di altri cittadini centroafricani che hanno caricato i loro sacchi e le loro valigie e si sono incamminati per raggiungere la via Emilia e da lì la questura di Modena, per denunciare la loro situazione. Ma dopo pochi minuti la piccola carovana di migranti è stata notata da tanti automobilisti e in breve la polizia si è attivata. I diciotto si sono accampati accanto alla rotonda nei presi della Metro, in via Virgilio. Oltre ai poliziotti sono arrivati per trattare con loro la responsabile della comunità L’Angolo, Stefania Saetti, e l’operatore che li segue, il mediatore culturale. «Si tratta della prima accoglienza - spiega Stefania Saetti- da Bologna sono arrivati qui in attesa che la loro domanda venga accolta. Il numero di ospiti nella casa di Cittanova in campagna è aumentato solo oggi perchè c’è stato un trasferimento temporaneo dal’hotel San Marino di altri migranti. Quanto alla diaria viene data loro ogni dieci giorni, secondo le regole. I pasti arrivano, ma ci pensa un servizio di catering. Qualche screzio probabilmente si è creato perché nel casolare sono insieme musulmani e cattolici. La situazione migliorerà, presto sarà a disposizione un’altra struttura».
Ma queste rassicurazioni non hanno convinto questi profughi. Quattro pakistani sono rientrati nel casolare, gli altri si sono rimessi i sacchi in testa e si sono incamminati. Tra questi anche un giovane malato, con una forte dissenteria. «Gli abbiamo dato l’Imodium, per bloccare la diarrea. Non hanno ancora la tesserina per avere le prestazioni mediche».
Sulla via Emilia hanno preso un autobus e poi, verso le 18, sono arrivati davanti alla questura, dove non c’era nessuno dell’ufficio stranieri poichè gli uffici sono tutti chiusi. Si sono così accampati di fronte all’ingresso principale. E la trattativa è ricominciata tra loro e la cooperativa l’Angolo, alla presenza di un funzionario della polizia. Si è mossa la Prefettura. È stata disposta, da parte del Prefetto, una verifica presso l'immobile dove i profughi erano ospitati Nello stesso tempo sono stati “avviati accertamenti volti a verificare se sussistano inadempienze da parte del soggetto gestore nello svolgimento del servizio di accoglienza ai fini della applicazione delle relative sanzioni previste dalle convenzioni”. Alberto Garretto, presidente della comunità L’Angolo di Modena: «La struttura accoglieva, già da alcuni giorni un gruppo di profughi africani raggiunti venerdì da altri profughi pakistani, arrivati da Bologna. La struttura, un casolare recentemente ristrutturato, è perfettamente idoneo per accogliere questi profughi e non è nemmeno vero che ci fossero problemi legati al cibo: ogni giorno pranzo e cena adeguati sono stati regolarmente serviti. Quanto al “poket money” è stato sempre versato nei tempi stabiliti. Siamo intervenuti, di concerto con la Prefettura, immediatamente per risolvere il problema, e i primi profughi sono stati accolti in un’altra struttura».
Ieri sera i 14 ribelli sono stati portati all’albergo La Pace dove hanno passato la notte.
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