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Sparò ai ladri a Formigine: è imputato di tentato omicidio

Formigine. Ieri l’udienza preliminare per il negoziante Giuliano Barbieri. Sei anni fa ferì un montenegrino che ora chiede i danni. Disposte nuove indagini


05 marzo 2016


FORMIGINE. Aveva reagito all’ennesima spaccata impugnando una pistola. Era sceso dall’appartamento in negozio, per affrontare e smarrire i tre ladri che glielo stavano svaligiando, ed ha finito per ferirne gravemente uno.

LA SPACCATA Risultato: il negoziante è stato imputato di tentato omicidio, due dei banditi sono fuggiti dileguandosi nel nulla e il terzo, gravemente ferito, oggi chiede a quel negoziante di essere risarcito. Un copione già visto altre volte in Italia, frutto dell’esasperazione e dell’inesperienza con cui Giuliano Barbieri, 68enne conosciutissimo e stimato commerciante di abbigliamento, si trovò ad affrontare una situazione sempre più usuale, anche da queste parti.

Accadeva nel novembre del 2009 e ieri, davanti al giudice, il gip dottor Romito, si è celebrata l’udienza preliminare.

LEGITTIMA DIFESA L’episodio a Formigine aveva destato parecchio scalpore, poichè il Barbieri era un negoziante stimato. Dichiarò da subito di aver reagito per legittima difesa, circostanza che non ha mai convinto la Procura. Così ieri il commerciante si è presentato da imputato, accompagnato dai suoi difensori Enrico Aimi e Silvia Ciancia, per rispondere dell’accusa formulata dal pm Pasquale Mazzei, che ne chiedeva il rinvio a giudizio.

Il ladro era stato infatti ferito alla mandibola, al polmone e all’avambraccio destro, con l’amputazione della prima falange dell’indice della mano sinistra. Tutti colpi esplosi dalla beretta calibro 9 regolarmente detenuta dal Barbieri.

Nenad Ljumovic, all’epoca 27enne, si è costituito parte civile all’udienza con l’avvocato Nicoletta Tietto, per ottenere un risarcimento che non ha ancora quantificato, ma che potrebbero essere davvero ingenti.

In sede di incidente probatorio, il montenegrino aveva raccontato che Barbieri gli aveva sparato mentre tentava la fuga.

LA RICOSTRUZIONE La ricostruzione è stata tuttavia contestata dalla difesa, che ha prospettato una diversa dinamica, poichè i colpi, sul piano balistico, possono aver avuto una provenienza frontale. Insomma, Nenad per la difesa voleva disarmare il negoziante, il quale aveva inizialmente sparato solo alla vetrata, al soffitto e all’auto in fuga. Negoziante che solo a quel punto avrebbe indirizzato l’arma verso il ladro.

Aimi e la collega hanno così richiesto un supplemento di indagini proprio per rinvenire - sebbene a distanza di 6 anni - le tracce ematiche su un tappeto che si trovava all’ingresso del locale. Macchie la cui forma e connotazione potrebbe dimostrare la posizione del ladro, frontale rispetto a Barbieri.

Il Gip ha conseguentemente disposto l’approfondimento richiesto dalla difesa, affidandolo ai Ris di Parma, ed ha rinviato l’udienza al 5 maggio. Nel corso delle indagini era emerso che il dna lasciato da due dei ladri non identificati corrispondeva allo stesso lasciato in numerose altre spaccate analoghe.

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