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incontro al forum della bper

Monzani esaurito per Bianchi e la sua etica del condividere

di Gabriele Farina

«Il giorno in cui non darai da mangiare a un povero in casa ti rinnegherò». È l'insegnamento ricevuto da Enzo Bianchi. Il fondatore della comunità monastica del Bose ha ricordato ieri l'episodio al...

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«Il giorno in cui non darai da mangiare a un povero in casa ti rinnegherò». È l'insegnamento ricevuto da Enzo Bianchi. Il fondatore della comunità monastica del Bose ha ricordato ieri l'episodio al Forum Monzani. Parafrasando il titolo del suo ultimo libro, è stata l'occasione per “spezzare il pane” della conoscenza e dividerlo. Proprio la condivisione, per l'autore, è il primo significato dell'eucarestia. «Nei libri di profeti indica il condividere il pane con chi non l'ha - ha spiegato Bianchi - perché è, innanzitutto, un'azione di giustizia». Poi c'è il sacramento del Cristianesimo. A proposito di religione e religiosità, sono tanti gli aspetti contestati dal monaco laico. «Non sono per organizzare un pasto a Natale - ha esemplificato l'ospite - ma perché ogni famiglia chiami un povero a casa propria. Mi sentirei indegno di organizzare un pranzo in chiesa perché toglierei la dignità all'ospite». D'altronde, per Bianchi il linguaggio, l'etica e la democrazia sono nati... mangiando insieme. «Il primo giorno in cui s'è fatta una tavola insieme - ha ripreso lo scrittore - l'umanizzazione ha fatto un salto. Al posto di mangiare come animali, ognuno per suo conto e davanti alla preda, gli uomini hanno fatto qualcosa di “sinfonico”, ovvero che suona insieme. È nato il simposio. Quando si assume il cibo si sente il bisogno, il piacere di parlare. Da lì è iniziato il linguaggio. Per un antropologo francese allora nacque anche l'etica. Si diceva di cibi “buoni” e “cattivi”, proprio come fanno i bambini». Sono i più piccoli a far ricordare un fatto spesso inconfutabile. Un elemento raffigurato dalla celebre Tavola (non è un caso) Rotonda: seduti insieme siamo tutti uguali. O forse lo eravamo e l'abbiamo dimenticato. «Laddove c'era la vita semplice - ha ricordato l'autore - tutti prendevano la parola a tavola. Il bambino imparava a farlo, a scuola doveva ascoltare. Ci s'incontra a tavola, non per mangiare». Parole contro l'impero del cibo ne ha spese tante. Così come ha ricordato i banchetti di Gesù e il senso del banchetto promesso nell'Aldilà. Non per questo bisogna dimenticare che viviamo nella Terra e ignorare ciò che ci lega: la condivisione. «Se vogliamo aver un rapporto con l'altro - ha assicurato Bianchi - è occhio contro occhio. Basta prendere la mano e stare vicino all'altro. Le lacrime sono il linguaggio della misericordia». Lo aveva detto anche in apertura: «Possiamo salvarci soltanto insieme».

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