Donne in Emilia-Romagna: tanto lavoro, poco potere e paga inferiore ai maschi
La fotografia del rapporto sulla condizione di vita femminile in Emilia Romagna Nonostante viviamo in un’area che eccelle, la parità tra i sessi è da conquistare
Lavorano più che nel resto d'Italia ma ancora guadagnano meno degli uomini e in poche occupano ruoli di potere. È l'istantanea scattata da "Le donne in Emilia Romagna", il quinto rapporto sulle condizioni di vita al femminile che la Regione edita ogni due anni. Una popolazione, quella femminile, impegnata nello studio più degli uomini (con il 25% delle donne tra i 25 e i 64 anni laureate in regione contro il 17,2% dei colleghi), ma che difficilmente raggiunge ruoli dirigenziali. L'istruzione femminile, infatti non si discosta dagli ambiti reputati tradizionali: le discipline umanistiche. L'89,5% delle ragazze è impegnato negli studi per l'insegnamento (come scienze della formazione). Le universitarie rappresentano anche l'80,4% degli iscritti a lingue e il 64,2% degli immatricolati alle discipline letterarie. A seguire fra i settori più ambiti quelli politico-sociale (63,7% degli iscritti) e quello medico (63,4% degli immatricolati).
Benché il numero delle iscritte alle facoltà scientifiche presso gli atenei emiliano-romagnoli sia più alto rispetto alla media nazionale (rispettivamente il 14,5% contro il 10,8% dell'intera Penisola), la popolazione studentesca registra e conferma in questo ambito una netta prevalenza maschile. Su mille giovani tra i 20 e 29 anni i ragazzi rappresentano il 23,1% degli iscritti.
Questo quadro si riflette, poi sul lavoro. Anche qui, infatti, i settori che registrano la maggiore presenza femminile sono l'istruzione, la sanità, i servizi sociali (in tutto 72,9%). A seguire troviamo il settore dei servizi (71,8%), poi quello impiegatizio (62%) e infine quello albeghiero (56,9%). Mentre solo 13 imprenditori e 36 dirigenti su 100 sono donne. A livello politico la nuova legge elettorale che introduce la doppia preferenza di cui una obbligatoriamente femminile, ha fatto registrare un ovvio aumento dei seggi occupati dalle donne in consiglio Regionale. Il tasso d'occupazione femminile, tuttavia resta alto in tutta la regione con il 63% delle donne tra i 20 e i 64 anni che lavora contro il 50,3% delle connazionali. Merito anche dei servizi socio-educativi che secondo la ricerca della Regione funziona meglio che nel resto d'Italia (una copertura del 27,3% contro il 13,5% nazionale registrata nell'anno scolastico 2012/2013). Però anche se le emiliano-romagnole lavorano in media di più i loro salari risentono del generale squilibrio registrato anche a livello nazionale ed europeo tra uomini e donne. Nel 2013 il reddito medio per le donne in Emilia Romagna è stato di 20.600 euro contro i 22.100 degli uomini, in linea con l’Italia.
C'è anche un altro ambito che è lavoro domestico, che conferma un sostanziale appannaggio femminile. Qui però non parliamo del lavoro da casalinga ma del tempo mediamente dedicato su scala settimanale alla casa. Ebbene in una settimana nella nostra regione gli uomini dedicano alla casa solo 6 ore e 58 minuti del loro tempo, contro le 24 ore e 25 minuti dedicati dalla donne.
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