«Amicizie poi durate negli anni»
C’è chi è tornato nella Bassa in viaggio di nozze e chi è diventato star della musica
Molti bimbi del Sud Italia furono ospitati nella Bassa, come emerge dalle testimonianze raccolte dopo un appello lanciato dall’Indicatore Mirandolese e sostenuto dalla Gazzetta.
Teresa Dovere, ad esempio, arrivò alla fine del 1946. «Eravamo da poco rientrati a casa nostra a Mirandola, dopo essere fuggiti a Medolla per paura dei bombardamenti - spiega oggi Maria Dellacasa, la cui famiglia ospitò per quasi un anno Teresa - Eravamo già in tanti, ma grazie allo stipendio di mio padre e al lavoro di mia madre, che faceva il bucato per diverse famiglie, non ci mancava il cibo. Mio padre era una persona generosa e nemmeno quella volta si tirò indietro, accogliendo Teresa come una figlia».
Alla fine dell’anno scolastico la bimba rientrò a casa, ma l’amicizia proseguì tutta la vita. «Nel 1963 Teresa si è sposata e il viaggio di nozze lo ha fatto proprio qui da noi, a Mirandola. Ci siamo riviste nel 1992, dopo la morte di mio marito, poi Teresa si è ammalata e purtroppo è morta».
Un’altra testimonianza diretta è quella del mirandolese Rino Talassi, il cui padre, Arturo, era factotum della famiglia Benatti, proprietaria di diversi poderi a Mortizzuolo. «Ricordo che molti bambini romani furono ospitati dalle famiglie di mezzadri che lavoravano sui fondi dei Benatti. I bimbi arrivavano spaventati e denutriti».
«Era piccola, magra, scura di pelle e di capelli, con due occhioni spalancati che ti penetravano dentro e ti sconvolgevano», racconta Eola Giliberti, ricordando Rosina, una bimba romana arrivata a Mirandola nel 1946 con la sorella Caterina. «Tra il loro semplice bagaglio c’era una foto con la loro mamma, che hanno custodito gelosamente e che mi hanno lasciato al loro ritorno a Roma. Erano state assegnate la più piccola alla famiglia di mio zio, Russo Giliberti, l’altra a quella di un altro mio zio, Giuseppe Panzani. Al termine del periodo Caterina è tornata a Roma, mentre Rosina è rimasta ancora».
Silvano Possidoni, classe 1925, è un altro testimone. Anche nella sua casa di via Pezzetta, a San Giacomo Roncole, fu ospitata una bimba napoletana, Mafalda Correale.
A Cavezzo soggiornò Leopoldo Fiorini, giovane trasteverino di umilissime origini. Frequentò le scuole di Disvetro e fece anche la prima comunione. Rientrato a Roma dopo due anni, lavorò come barbiere, riparatore di biciclette e facchino. Poi, la sua vita si trasformò in una favola. Un giornalista-talent scout ne scoprì le doti canore e lo lanciò nel firmamento della musica, dopo averne trasformato il nome Leopoldo (troppo austero per un “borgataro”) in quello di Lando.
Fabio Montella
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