Banda incastrata da impronta di 15enne
Anziano adescato da 23enne e rapinato davanti all’Hotel Idea: la polizia arresta l’ “amica”, il ragazzo, la madre e complice
Traditi dall’impronta del dito di un ragazzino che aveva partecipato al colpo. Un impronta lasciata sul finestrino dell’auto presa alla vittima e abbandonata poco dopo. Le tracce dattiloscopiche trovate dalla Scientifica della Questura hanno portato a identificare un 15enne. Così il puzzle si è chiuso e la banda di modenesi è finita agli arresti: sospettata era la madre e sospettati anche un 20enne e soprattutto una 23enne, l’adescatrice della vittima. Non era certo vero amore, ma l’attrazione per il portafoglio gonfio del nuovo amico, ad aver spinto la 23enne ad allacciare la conoscenza con un modenese di 69 anni incrociato alla stazione delle autocorriere. Era la fine di giugno dello scorso anno. I due hanno iniziato a frequentarsi. E pochi giorni dopo la 23nne ha visto l’anziano pagare alcune bollette in posta aprendo il portafoglio: era ben guarnito di banconote. Tanto è bastato ad architettare il colpo con alcuni conoscenti stretti, tutti con precedenti. La trappola è scattata la sera del 5 luglio. La ragazza telefona all’anziano facoltoso e lo prega di portarla nel fatiscente parcheggio dell’Hotel Idea (ex Holiday Inn) a Modena Nord.
I due arrivano sulla Dacia di lui. Aspettano, ma non arriva nessuno in quello spiazzo desolato. Ma, appena scesi, si materializzano due uomini a volto coperto armati di pistola. Gli prendono anche il portafoglio gonfio: i 1700 euro in contanti. I tre saltano sull’auto del rapinato mentre una quarta persona, una donna, segue l’auto a distanza. Poco dopo il pensionato riuscirà a dare l’allarme e sul posto arriverà una pattuglia della Squadra volante della polizia di Stato che lo soccorre e raccoglie la prima testimonianza avviando le indagini. La Procura coordina le indagini (pm Pasquale Mazzei) e presto si arriva a capire che la ragazza aveva avuto una serie di chiamate frenetiche prima e dopo il colpo. Si individua la rosa dei cellulari e a quel punto la Squadra Mobile avvia le indagini, come ha spiegato ieri l’ispettore Francesco Camarda, vicecapo della Mobile. Ma è un’impronta trovata sul finestrino dell’auto rapinata, identificata con caparbietà dalla Scientifica, a incastrare il primo della banda: un ragazzino oggi sedicenne. La madre, una 32enne, era sull’altra auto. Poi c’è l’ “amica” e infine spunta un ventenne. Tutti agli arresti domiciliari, come chiesto dal pm Mazzei e controfirmato dal gip Andrea Romito. Il 16enne per ora è stato affidato a una comunità.
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