Dietro le sbarre del carcere di Modena, lacrime e voglia di rinascita
Un concerto nel carcere di Sant'Anna per far vivere una festa diversa alle detenute «Qui dentro la vita non è facile, mancano gli affetti e il senso di vuoto è grande»
MODENA «Per voi la Festa fuori, per noi niente fiori». Al Sant'Anna è un 8 marzo diverso. Un'occasione per le ospiti della struttura di farsi sentire. «Si piange tanto, ma a volte si ride», esordisce una donna in carcere. Dalle 17 alle 18.30 assistono al concerto del trio Lory Black & Blonde.
Le note riscaldano l'ambiente. Le donne che vivono nel penitenziario sono sedute ai lati del teatro. Al centro, avvocati e politici. «Frequento spesso il carcere - rivela Lorena Ricchi - ma non sempre siamo informati dei fatti quotidiani». Avvocato penalista di giorno, la donna si trasforma in cantante e diventa "Lory".
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In una pausa una delle ospiti si prende di coraggio e sale sul palco. «Siamo tutte eccezionali», esclama. Diversa l'etnia, diversa l'età, stesso il tetto da condividere. Sono circa una trentina e hanno imparato a conoscersi. «C'è chi legge i libri», aggiunge ancora. La giovane elenca una serie di attività che svolgono. Chiama le donne ciascuna con il proprio nome. Da gruppo di persone trovatosi a condividere uno stesso tetto per motivi diversi a famiglia temporanea il passaggio potrebbe essere lungo e breve al tempo stesso. Dipende dall'intenzione di ognuna. Così come i rapporti con gli agenti della polizia penitenziaria.
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«Sono tutte persone che offrono un sorriso che rallegra le nostre lacrime - riprende la donna - quando uscirò vi porterò nel cuore». Parole che non sembrano di circostanza. Così non lo sono i gesti. Durante il concerto due donne in divisa, una per lato, controllano il gruppo. Gli sguardi non sono arcigni, anzi. Quando qualcuna si mette a ballare sulla sedia, seguendo il ritmo della musica, una si avvicina con un leggero sorriso sulle labbra. Proprio come aveva riconosciuto poco prima la donna. Di sorrisi hanno bisogno persone che magari hanno fatto scelte sbagliate in momenti difficili.
«Nel cuore della notte c'era freddo, fame e soprattutto paura - ricorda la donna che aveva iniziato a ondeggiare sul posto - paura della notte, paura delle persone che volevano condurmi a letto con loro. Ho provato tanta solitudine e, senza accorgermene, mi sono ritrovata al margine della mia vita e della società. Cominciai a piangere e un uomo si mise accanto a me: mi accorsi di non essere sola. Le sue parole mi rimasero impresse».
Il pianto ricorda la pioggia, ieri copiosa. Loro, però, non la vedono. L'unica acqua che forse sentono è quella che filtra da due punti del tetto in un corridoio centrale. Immaginano la vita all'esterno, ma sono rinchiuse. Lo spirito, tuttavia, reagisce. Una di loro inventa rime per rispondere alla tristezza. «Festa della Donna in galera - inizia a declamare - dove c'è la donna che si dispera». I versi si susseguono irregolari, ma densi di significato.
«Per voi c'è la Festa fuori - aggiunge davanti alle circa ottanta persone presenti - per noi niente fiori. Fuori festeggiate, dentro prendiamo il muro a testate». È difficile che le attività quotidiane facciano dimenticare il fatto di non essere libere. «A letto sono tornata - conclude la poesia - e un'altra giornata fotocopiata se n'è andata». Per un tratto siede con loro Rosa Alba Casella. È la direttrice della struttura. «Le donne in carcere hanno una serie di problemi in più - ammette Casella - come un rapporto "mutilato" con la famiglia. Vivono il carcere con più senso di vuoto rispetto all'uomo. La detenzione femminile è spesso trascurata in Italia».
Circa la metà delle modenesi ha ricevuto una sentenza definitiva. Un terzo ha avuto un bambino. La direttrice ricorda le attività che si svolgono all'interno: scuola, sport, cucito, disegno... «L'augurio è quello di legare ancora di più il carcere alla città - riprende Casella - ritengo la detenzione semplicemente una parentesi nella vita di una persona». Nessuna "etichetta", dunque. A ribadirlo è il legale sul palco, una volta finito il repertorio. «Non so se da un punto di vista professionale arricchisca - ammette Lory - ma da un punto di vista umano è stata un'esperienza bellissima».
Una frase che fa eco alla frase di una quarta ospite salita intervenuta. «Rispettiamo tutte le donne - conclude con voce emozionata - soprattutto quelle che si trovano in detenzione. Auguri alle donne che combattono in difesa dei nostri diritti. Possiamo essere definite con un'unica parola: donne».
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