Gazzetta di Modena

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I Cadetti e Modena, a Palazzo ducale una storia lunga 157 anni

di ROLANDO BUSSI
I Cadetti e Modena, a Palazzo ducale una storia lunga 157 anni

È del 1859 la nascita della Scuola Militare a Palazzo Ducale. Che non era affatto come oggi lo vediamo...

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MODENA.. Se un turista chiede in Piazza Roma a un Modenese che cosa è quello splendido e maestoso palazzo che ha di fronte, quasi certamente si sentirà rispondere: “È l'Accademia Militare”, e non: “È il Palazzo Ducale”.

La grandiosa residenza estense è occupata infatti dall'Esercito italiano fin dal 1859, quando per iniziativa del generale modenese Manfredo Fanti venne costituita a Modena una Scuola Militare dell'Italia Centrale (1859 - 1860), divenuta poi, con l'Unificazione nazionale, Scuola Militare di Fanteria (1860), quindi Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria (1865) per poi assumere semplicemente il titolo di Scuola Militare. A Torino invece continuò a risiedere la Regia Accademia per le Armi di Artiglieria e Genio, poi semplicemente Accademia Militare. Fu nel 1923 che gli Istituti assunsero le rispettive denominazioni di Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria (Modena) e Accademia Militare di Artiglieria e Genio (Torino), per acquisire poi il titolo di Regie Accademie nel 1928.

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L'uso militare del Palazzo non era una novità.

Già con la prima campagna d'Italia di Napoleone (1796) e la costituzione della Repubblica Cispadana (1797) nel Palazzo Ducale di Modena (rinominato Palazzo Nazionale) era stata insediata una Scuola Nazionale del Genio e dell'Artiglieria (1798), che fornì ufficiali all'Armata d'Italia quasi ininterrottamente fino al 1814. Forse fu proprio questo utilizzo del palazzo a suggerire a Luigi Carlo Farini e a Manfredo Fanti, cinquant'anni più tardi, l'idea di reinsediarvi una Scuola Militare.

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Con la Restaurazione, anche Francesco IV aveva fondato una Accademia Nobile Militare, poi Accademia Militare Estense (1821-1848), erede dell'Accademia Ducale già voluta da Francesco III d'Este nel 1757. Qui aveva sede anche l'Istituto dei Cadetti Matematici Pionieri, fondato a Modena nel 1824 da Francesco IV, che formava i militari e gli ingegneri del ducato. Al termine del corso di studi - di durata quinquennale - i Cadetti Matematici Pionieri si laureavano architetti e ingegneri e potevano esercitare la libera professione, senza seguire necessariamente la carriera militare.

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Si deve a Obizzo II d'Este, primo signore di Modena, nel 1291, la costruzione di un castello nella parte nord della città, a ridosso dell'antica cinta muraria e in prossimità del canale Naviglio, via d'acqua navigabile fino al Po e a Ferrara.
Come ci raccontano i cronisti, il castello, via via ampliato, ospitava il governatore di Modena, i militari di guardia alla città, gli ospiti illustri, cardinali e ambasciatori.
Il suo destino mutò nel 1598, quando gli Estensi dovettero abbandonare Ferrara e cederla a Clemente VIII (Ferrara faceva parte dei territori della Chiesa mentre il ducato di Modena e Reggio era feudo di investitura imperiale). La corte di Cesare d'Este, molto numerosa, occupò palazzi e conventi, e il duca mise mano a lavori di adeguamento e ampliamento del castello.
Fu Francesco I (divenuto duca nel 1629) a volere un "palagio novo et grande" adeguato all'importanza del casato affidando l'incarico a Bartolomeo Avanzini (morto a Modena nel 1658). Si dovette attendere la fine del XVIII secolo per avere la facciata quasi ultimata, il grande scalone e il loggiato sui lati sud e ovest del cortile. Sotto Rinaldo I, Francesco III ed Ercole III la costruzione non progredì molto se si eccettua il completamento della facciata sinistra, e solo con Francesco IV e Francesco V si ebbe il completamento del lato orientale e dei due lati mancanti del loggiato (nel 1826 si collocò l'Osservatorio nel torrione est).


Solo nel 1941 vennero ultimati i piani alti dell'ala nord occidentale; bombardati nel 1944, vennero ricostruiti finita la guerra (chi voglia documentarsi sulle vicende del Palazzo consulti Il Palazzo Ducale di Modena. Sette secoli di uno spazio cittadino, che Albano Biondi curò nel 1987 con bellissime fotografie di Cesare Leonardi).
Nel Palazzo trovarono ospitalità le raccolte d'arte, il medagliere, la splendida biblioteca che gli Estensi riuscirono a conservare dopo la perdita di Ferrara, opere di risonanza internazionale che colpivano i viaggiatori stranieri di passaggio a Modena, che ne scrivevano estasiati nelle loro lettere. Ma nel 1746 Francesco III dovette privarsi dei 100 quadri più preziosi della raccolta, ceduti per centomila zecchini ad Augusto III di Polonia, Elettore di Sassonia (tranne qualche opera purtroppo dispersa durante la guerra, la collezione è tutt'ora conservata a Dresda).


Quando Francesco V nel 1859 lasciò Modena restarono nel Palazzo il medagliere, la pinacoteca e la biblioteca (tranne la Bibbia di Borso d'Este, poi acquistata a Parigi da Treccani e donata allo Stato), mentre l'armeria finì in Austria nel castello di Konopište. Per far posto alle necessità dell'Accademia Militare le collezioni vennero poi trasferite in quello che diventerà Palazzo dei Musei.


Il sito dell'Accademia ci informa che nel Palazzo Ducale hanno studiato "più di 116.000 allievi, tra cui 502 medaglie d'oro al valor militare, sei Presidenti del Consiglio e trentuno ministri", e protagonisti della storia d'Italia come i re d'Italia Vittorio Emanuele III e Umberto II di Savoia, Edmondo de Amicis (che vi era entrato nel 1863 e descrisse la sua esperienza in Gli amici di Collegio), e Francesco Baracca, oltre naturalmente ad Armando Diaz, Luigi Cadorna e Pietro Badoglio (e al lontano cugino di mio nonno, il colonnello Ettore Bussi, medaglia al valor militare nella Grande guerra).


I Modenesi non hanno mai avuto in passato familiarità con il Palazzo Ducale/Accademia. Era sempre stato off limits, se si escludono nobili e ricca borghesia al tempo degli Estensi, e i "famigli", gli addetti cioè ai lavori di manovalanza, dall’Unità al dopoguerra.


Ma anche i militari erano un corpo estraneo, non legavano con la città. I Cadetti, come ci mostrano vecchie fotografie, sciamavano in Piazza Roma e Largo San Giorgio nei giorni di libera uscita, in divisa e con lo spadino, ma dovevano seguire percorsi prestabiliti, e accedere soltanto a ben individuati locali.
I soldati di truppa erano confinati per lo più al "Sesto Campale",(che assunse in seguito la denominazione di "8° Reggimento artiglieria pesante campale"), cioè alla caserma "Duca d'Aosta" in Via Emilia (l'attuale caserma "Carlo Pisacane"), o alla caserma "Montecuccoli" in Corso Vittorio Emanuele II, a cui si accedeva dal Palazzo attraverso un cavalcavia più volte ricostruito.


Il Palazzo durante la Seconda guerra mondiale fu sede dei principali comandi militari tedesco e fascista, e durante la Liberazione della città venne assediato dai partigiani, "che impedirono un paio di tentativi di fuga dei Tedeschi (i fascisti erano fuggiti da Modena la sera prima) lì asserragliati. Alle 16,30 un ufficiale partigiano, un interprete e un ufficiale tedesco precedentemente catturato consegnarono una lettera con la richiesta di resa immediata al comandante del presidio tedesco dell'Accademia.

Dopo lunghe trattative il presidio si arrese, ponendo però come condizione di essere preso in consegna da un reparto americano, che fu fatto giungere appositamente. Con la resa dell'Accademia, Modena è libera". Anche per questo passato occorse molto tempo nel dopoguerra per riunire Modena e l'Accademia. Oggi il Palazzo Ducale (chiamiamolo per favore così!) è un luogo "aperto", visitabile, e le conferenze che vi si tengono, o le mostre che ospita, o la cerimonia del Mak Pi 100, o il Ballo delle debuttanti, o il Festival delle Bande musicali (si spera rinasca) attirano l'attenzione dei Modenesi e lo hanno restituito alla città.
P.S. I Modenesi dovrebbero leggere il recente libro di Roberto Franchini, C'era una volta il Palazzo Ducale di Modena. Ringraziamo la Biblioteca Poletti che ha concesso le immagini pubblicate in questa puntata,
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
 

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