«Ma basta!», il progetto anti-bullismo
È nato quasi per caso sui social network e ha subito ottenuto un successo clamoroso. Anche a Modena tanti sostenitori
«MaBasta!». E questo il titolo, contro il bullismo I ragazzi fanno rete.
Nasce dall'idea di un gruppo di adolescenti di un istituto superiore di Lecce il progetto che in pochi giorni ha già superato i quattordicimila “mi piace” su Facebook e ottenuto il sostegno di associazioni e organizzazioni come Skuola.net, Your Edu Action, OrizzonteScuola, Aetnanet e MasterProf.
C'è anche il nome di Giorgia, titolare della cartoleria L'Astuccio che si trova vicino alle scuole medie di Serramazzoni, tra gli oltre quattordicimila “mi piace” che, in poco più di due settimane, hanno portato alla ribalta la pagina Facebook “Ma Basta!”, acronimo di Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti. Giorgia è a contatto coi ragazzini tutti i giorni. E sul bullismo, sulle battutacce, su un modo di essere che cammina su un filo sottilissimo che separa la battuta cattiva dal sopruso, su quell'età in cui ci si sente tutti fenomeni, come dice lei, di episodi ne ha a bizzeffe.
Pochi giorni fa, racconta sulla sua pagina Facebook, un ragazzino si è rivolto alla compagna di scuola appellandola con un “oh, sfigata, fammi passare e spostati che spaventi i clienti!”. E la reazione della ragazzina, che se ne è andata a testa china, non le è proprio piaciuta. Così ha deciso di intervenire, a modo suo. E gli ha detto: «Ohhhhhh... ma ti sembra questo il modo di parlare a una ragazza? Tra 5 anni, quando le saranno spariti i brufoli, lei sarà bellissima, tu le chiederai di uscire, lei si ricorderà che sei uno stronzo e ti manderà a fanc@@o pubblicamente e nel peggior modo possibile».
Esilarante la reazione del ragazzino che sgranando gli occhi ha esclamato «No... davvero?». Semplice questione di buon senso, dice lei. La realtà del fenomeno, invece, è ben più articolata e complessa e se il raccontino può far sbocciare un sorriso, l'argomento resta serissimo e ci coinvolge tutti.
La buona notizia è che questa volta, a metterci la faccia e la voglia di cambiare qualcosa, di fare rete, di contrastare un fenomeno dalle tinte sempre più fosche, non sono stati psicologi, sociologi, genitori, ma dei ragazzi quattordicenni. Si chiamano Giorgio, Martina, Mattia, Mirko, Jacopo, Patrick, Marta, Lorenzo, Niki, Simone, Francesca, Michela, Edoardo e Alice. Frequentano tutti la 1°A dell'Istituto “Galilei-Costa” di Lecce. Sono adolescenti normalissimi, scuola, attività, casa, smartphone, computer. La comunità di MaBasta sta raccogliendo video e testimonianze, cerca in tutta Italia le classi “debullizzate”, ossia quelle che non hanno alcun fenomeno di bullismo al loro interno, segnala conferenze e incontri sul tema, ha già ottenuto il sostegno di associazioni e organizzazioni di rilievo, da Skuola.net a Your Edu Action, da OrizzonteScuola, a Aetnanet e MasterProf e sta diventando un vero fenomeno.
A dar maggiore forza al movimento, da qualche giorno, anche un altro progetto nato nella stessa scuola, Sbam! - Stop Bullying Adopt Music, che contribuisce a contrastare il fenomeno del bullismo scolastico con “un’arma” molto potente e che ha sicuramente una gran presa sui giovani, la musica.
È proprio in questo nascere dai ragazzi stessi gran parte della potenziale forza dirompente di Mabasta! «Combattere il bullismo dal basso non solo è utile, ma addirittura essenziale - conferma Riccardo Meggiato, giornalista, scrittore, docente di Content Design, Mobile Communication e Gamification al Master in Digital Media Management dello Ied di Milano e consulente per la sicurezza digitale: «I problemi si affrontano sempre all'origine. E visto che quelli del cyberbullismo nascono dai ragazzi, meglio se li affrontiamo partendo da loro».
«Esistono dei campanelli d'allarme che possono guidare i genitori a comprendere se il figlio ha comportamenti anomali, sia come bullo sia come bullizzato», aggiunge Meggiato.
«Un tempo il cortile era vigilato dal mondo adulto che proteggeva coralmente la comunità - sintetizza infatti la psicologa, Ameya G. Canovi, psicologa specializzata in relazioni e dipendenza affettiva - Ora sono i social i cortili odierni. Facebook è diventata la pubblica piazza. E se leggiamo pubbliche offese pertanto non esitiamo a intervenire, con delicatezza ma determinazione e fermezza se necessario. Se percepiamo adolescenti vessati, esclusi, isolati prestiamo attenzione. Nei contesti virtuali, sui social le informazioni scorrono veloci sotto forma di immagini o scritte, pertanto dobbiamo cogliere i segnali discriminanti che vediamo passare sulle bacheche nostre o dei nostri figli in caso ci accorgessimo». Dire “MaBasta!” al bullismo è importante.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
