Caso Cardiologia: bagarre al processo di Modena
Alla prima udienza istruttoria del processo "Camici sporchi" sulla più importante inchiesta sulla sanità modenese il dottor Daniele Giovanardi, finora ritenuto a conoscenza di fatti gravi, ha fornito diverse ricostruzioni rispetto al 2011 divagando di fronte alle cotestazioni del pm. Il mistero dei due verbali del pm datati lo stesso giorno suscita lo sconcerto e le proteste degli avvocati creando forti tensioni
MODENA. Debutta il maxiprocesso su Cardiologia ai tempi della professoressa Maria Grazia Modena - l’inchiesta “Camici sporchi” - e subito la giornata diventa rovente con il primo testimone dell’accusa: il dottor Daniele Giovanardi. Risposte «non pertinenti» che hanno spinto il pm Marco Niccolini a ripetere più volte domande su quanto era a conoscenza l’ex direttore del pronto soccorso del Policlinico sulle sperimentazioni abusive compiute nel reparto. Ma spiegazioni chiare non ne ha ottenute. Finché alcuni avvocati si sono accorti che il verbale dal quale il pubblico ministero traeva le sue domande aveva un contenuto diverso dal loro. Una scoperta che ha generato sconcerto in aula. Un semplice errore della polizia giudiziaria dei Nas, ha spiegato il pm, ma i difensori hanno chiesto ai giudici di comparare le differenze tra una deposizione e l’altra fatta dal dottor Giovanardi.
E da subito sono emerse differenze sostanziali: da vaghe voci si è passati ad accuse precise. Perché, dunque, c’erano due diversi verbali datati nello stesso giorno, il 9 maggio 2011, uno firmato e uno no (in mano al pm) con contenuti così differenti?
L’origine dello scandalo. È stato un inizio teso, ricco di colpi di scena e imprevisti per il processo al più grande scandalo sanitario modenese, un’inchiesta condotta dai Nas di Parma coordinati dal pm Niccolini, che portò nel novembre 2009 all’arresto di otto medici e una biologa e poi al coinvolgimento di decine di case biomedicali. Era ovvio che ci fosse attesa per quanto avrebbe detto il dottor Daniele Giovanardi, uno dei primi pilastri dell’accusa, il medico che disse in pubblico che i vertici del Policlinico non potevano non sapere. Ieri Giovanardi ha spiegato che in quel periodo (2009-12) era vicedirettore del dipartimento Emergenza del Policlinico ma non aveva quasi nessun contatto con la Modena e Cardiologia perché i colleghi legati all’Università stavano molto sulle loro. Non conosceva neanche il professor Giuseppe Sangiorgi. È stato il caso Spinella (il presidente dell’associazione Amici del Cuore) a far esplodere la situazione. Spinella, suo amico, era stato portato al pronto soccorso e Giovanardi aveva chiesto il suo ricovero in Cardiolologia. Lì Spinella, come noto, è stato operato rischiando di morire. È stato allora che sono sorti in Giovanardi dubbi su cosa accadeva al reparto.
«La Modena mi disse che andava tutto bene anche se quel paziente non andava ricoverato da lei - ricorda Giovanardi - ma io scrissi subito sia a Vasco Errani che all’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti. Dopodiché venne aperta la commissione regionale d’inchiesta per capire cosa accadeva a Cardiologia». Giovanardi ha raccontato di una assemblea con 200 colleghi medici nella quale avanzò forti perplessità su cosa accadeva sottolineando le criticità sollevate dalla commissione regionale. «Non ho ricevuto applausi - ha detto - in compenso il Dg Cencetti e la Modena dissero che si trattava di rilievi minimi».
Due verbali in un giorno. Poi il racconto di Giovanardi si è fatto confuso. Il pm gli ha chiesto più volte cosa sapeva di quanto avveniva nel reparto ottenendo risposte non pertinenti. Quando gli ha contestato una sua frase in sede di interrogatorio su Spinella - «È stato un intervento senza necessità clinica, e non era un caso isolato» - Giovanardi ha divagato. Alla contestazione ripetuta, l’avvocato Roberto Fanari ha però fatto notare che sul suo verbale quella frase non esisteva. Era molto diversa, molto più blanda. Si è sollevato un coro di proteste e conferme che ha interrotto la deposizione. Sommerso di domande, il pm ha riconosciuto che esiste un secondo verbale non firmato ma è una minuta della polizia giudiziaria senza valore. Un errore. Ma le difese hanno replicato che la sostanza delle parole attribuite a Giovanardi è molto diversa. E che il medico in aula non le confermava. Un’altra divergenza notata riguardava infatti una seconda frase che secondo il pm avrebbe detto Giovanardi nell’interrogatorio: «È noto che nell’ambiente ci sono onlus che fungono da tramite con le case farmaceutiche». Giovanardi non ha confermato neppure questo.
Voci, solo voci. Messo alle strette ha solo detto che sapeva di «voci», che se ne parlava tra colleghi. Quali colleghi? Ha fatto i nomi dei cardiologi Rosario Rossi e Fabio Sgura e di Giovanni Spinella. Un po’ poco da quello che fino ad ora era considerato uno dei principali accusatori di un sistema medico corrotto. Le accuse le ha fatte, certo, ma «solo sulla base di quello che già era già apparso sulla stampa» e di voci di corridoio, come ha detto.
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