Una storia d’amore nata con le farfalle: ora è una mostra
Mauro Bertozzi e Silvana Ferrari hanno esemplari rari: «Ci siamo conosciuti mentre curavamo la nostra collezione»
MODENA. Per farla innamorare lui non ha avuto bisogno di mostrarle la proverbiale collezione di farfalle.
Lei, infatti, ne possedeva già una nella quale erano racchiusi esemplari, studiati con cura e amore. Lo stesso che poi li ha uniti come coppia.
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Loro si chiamano Mauro Bertozzi e Silvana Ferrari, sono marito e moglie, uniti dall’amore per quegli splendidi esemplari che sono le farfalle. La coppia appartiene al circolo modenese di Scienze naturali e la mostra in cui si possono ammirare da vicino diverse, coloratissime, tipologie di farfalle è stata inaugurata domenica scorsa, durante la manifestazione “Ciccioli in piasa” di San Martino in Rio, e sarà visitabile fino al 29 maggio presso il Museo dell'agricoltura e del mondo rurale. Il percorso si snoda lungo le sale del museo e offrirà al pubblico esemplari sia nazionali che esotici. Non manca, infatti, il collegamento con il territorio, grazie a due cassette dedicate alle api e ai bachi da seta, messe a disposizione dal Gruppo Modenese di Scienze Naturali. L'apicoltura e la bachicoltura, infatti, erano attività diffuse tra i contadini vissuti nelle campagne reggiane tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la cui esperienza di vita è campo di indagine del museo.
«La nostra passione dura da oltre quarant'anni - raccontano Mauro e Silvana mentre scrutano con entusiasmo farfalle anche rarissime esposte al museo - noi siamo raccoglitori di farfalle e ci siamo conosciuti quando avevamo già questo hobby che scorreva implacabile nelle nostre vene».
«Io sono nato in campagna - aggiunge Mauro - e fin da piccolo andavo a raccogliere le farfalle. Mi emoziono ancora oggi come una volta quando ne noto qualcuna che vedevo quand'ero piccolo e, per le prime volte, mi avvicinavo a questo mondo affascinante e allo stesso tempo misterioso e variegato».
E Mauro e Silvana mostrano con orgoglio le farfalle che si potevano ritrovare nelle campagne e nei prati coltivati dai nonni.
«La Saturnia Pyri, ad esempio, di solito faceva il ciclo sugli alberi di pere - prosegue Mauro - ma si nutriva anche di altra frutta. Adessa è diventata introvabile in natura. La “Sfinge testa di morto”, invece, - prosegue Bertozzi indicando un'altra tipologia di farfalla - è divenuta celebre grazie al film “Il silenzio degli innocenti”. Si nutre delle secrezioni delle api dentro agli alveari. La “Sfinge dell'oleandro”, invece, è considerata la più bella. Da noi è rara, si trova nel Sud Italia, dove può beneficiare di un clima più caldo. Il disegno è impossibile da riprodurre, è un'opera d'arte esistente in natura, unica. L'Euplagia Quadripunctaria, poi, è presente nella valle delle farfalle a Rodi».
Mauro e Silvana hanno già anche un erede per le loro farfalle, dimostrando che la saga familiare potrà continuare: «Nostra figlia Ilaria, poi - dicono orgogliosi Mauro e Silvana mostrando un riquadro - ha portato all'esame di terza media la teoria dell'evoluzione della specie di Darwin, illustrata tramite le farfalle. E speriamo che questa mostra possa riscuotere sempre più l'interesse degli studenti delle scuole».
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