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«Nella trappola dei map cercavo solo un aiuto»

«Nella trappola dei map cercavo solo un aiuto»

Novi. La donna che vive con due figlie nelle baracche da mille euro al mese «Ho chiesto una rateizzazione al Comune, hanno risposto di andare da Salvini»

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NOVI. «Tutto quello che avevo, vestiti, oro, mobili,... è rimasto là sotto, nel crollo della palazzina dove vivevamo, in centro a Rovereto, io e le mie due figlie. Tutto quello che ho oggi, quello che indosso, me lo hanno donato gli amici, i colleghi, la Caritas. In Comune prima del terremoto non sapevano neanche chi fossi, ma dopo il terremoto le cose sono precipitate...».

E un racconto con le lacrime agli occhi, quello di Aurelia sessantenne. Vive da terremotata nelle baracche-map di Rovereto, e da tempo è seguita da un gruppo di persone che cercano di aiutare quando si può queste persone. Nei giorni scorsi ha ricevuto la visita del politico Matteo Salvini, leader nazionale della Lega Nord, che i novesi hanno voluto conoscesse Aurelia, quale esempio di italiana “colpita” dalle bollette d’oro dell’Enel, provocate dai noti problemi di inadeguatezza delle baracche nelle quali tutto funziona con l’elettricità. Una visita, quella di Salvini (già accusato di sciacallaggio politico per essersi fatto fotografare davanti alla casa ricostruita del sindaco Luisa Turci), che le sta costando cara. Al punto che ieri il caso è esploso nella sua meno edificante realtà.

Prosegue Aurelia, che non ha più un marito o un compagno accanto che la possano aiutare: «Siamo state sfollate in tenda, a Concordia, tenda donata dagli amici. Poi siamo venute qui, nei map a Rovereto. Ma oggi, senza l’aiuto di qualcuno, con mille euro di spese ogni mese, non ce la possiamo fare. Una figlia è minorenne e va a scuola, l’altra è disoccupata, io faccio i turni di notte, pur di sopravvivere...».

Ieri Aurelia si è recata in Comune, per chiedere un aiuto: «Se ho voluto conservare la proprietà dell’appartamento in piazza, quello che non c’è più e i cui lavori di ricostruzione non sono ancora iniziati, debbo versare ogni mese 500 euro alla banca, per il pagamento del mutuo. Me ne restano 700, con cui debbo pagare l’auto per andare a lavorare, mantenere la figlia minore e tutta la famiglia. Mille euro per rifiuti, acqua e soprattutto luce al mese non li ho. Così ora debbo cifra insormontabile all’Enel, ammetto di non essere riuscita a pagare. Ed Enel ha ridotto la fornitura: basta giusto per tenere il frigo in funzione e accendere la luce. Con il freddo dell’altra notte mia figlia è stata male, e non è potuta andare a scuola. Ho pensato nella disperazione di chiedere un aiuto al Comune, un prestito di 800 euro, l’anticipo necessario per riattivare la fornitura all’Enel, cui mi sarei impegnata a dare 50, o anche 100 euro al mese per rientrare. Perchè di più non ne ho».

Ma l’approccio in Comune è stato sfortunato: «Già - spiega Aurelia - perchè appena mi ha visto la responsabile dell’ufficio se ne è uscita con una frase del tipo “il soldi non te li ha dati Salvini?”. Ovviamente le ho risposto che Salvini non è venuto nel map per chiedermi dei voti o darmi dei soldi, e che l’aiuto lo stavo chiedendo ai Servizi sociali, visto che ad altri mi pareva fosse stato concesso. Mi hanno liquidato dicendomi di chiedere un prestito altrove, e che loro erano a posto così. Mi sono sentita umiliata, come se si fossero voluti vendicare così, in un ruolo e in una veste che nulla dovrebbe centrare con la politica partitica». La donna poi ieri è stata ricontattata dal Comune che le ha offerto una casa in un altro paese. «Ma per me sarebbe disagevole, peggio. Chiedevo solo un prestito, e la quindi possibilità di rimettere la vita mia e delle mie figlie in carreggiata».

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