Sei mesi all’“alchimista”: rifilava patacche per oro
Condannato a sei mesi di carcere l' “alchimista”, il truffatore modenese 50enne che riusciva a spacciare per oro da fondere catenine di vile metallo a gioiellieri e negozianti di “compro oro”. La...
Condannato a sei mesi di carcere l' “alchimista”, il truffatore modenese 50enne che riusciva a spacciare per oro da fondere catenine di vile metallo a gioiellieri e negozianti di “compro oro”. La condanna è stata letta ieri dal giudice Francesco Maria Meriggi al termine del processo per un solo caso, quello in cui O.P. è stato incastrato. E' stato un gioielliere di San Felice a risalire all'oggetto falso e quindi all'identità di chi glielo aveva venduto, avviando in questo modo le indagini. Ma alla fine il gioielliere ha deciso di non costituirsi parte civile.
L' “alchimista”, difeso dall'avvocato Luca Lugari, è rimasto dietro le quinte: non si è presentato in aula neanche per la sentenza. Ma in una precedente udienza il suo volto era stato riconosciuto da una vittima in un modo talmente buffo da strappare una risata in aula. Chiamato sul banco dei testimoni, il gestore di un “compro oro” aveva raccontato di essere stato truffato dall' “alchimista”. Secondo le indagini questo abile truffatore inserisce elementi di oro puro autentico dentro i preziosi da vendere in modo così preciso che solo in seguito si rivelano patacca. Li porta ai “compro oro” e l’oggetto prezioso passa il primo test dei reagenti proprio grazie alla parte minima di oro autentica e i negozianti li acquistano per buoni. Solo al momento della fusione, prima di essere gettati nel crogiolo, il laser li segnala come falsi. In questo caso, nel corso delle indagini, si era risaliti al venditore della catenina in finto oro. E siccome il giudice chiedeva un’identificazione, ha fatto mostrare al testimone un repertorio fotografico di polizia coi volti di pregiudicati, tra questi c'era l' “alchimista”. Il commerciante di oro lo ha sfogliato e poi ha detto ad alta voce: «Ma sono tutti miei clienti!» suscitando una risata generale. Anche l' “alchimista” lo era stato, ma non ricettava preziosi rubati. Spacciava solo patacche Il suo difensore aveva sostenuto che non è un truffatore seriale, ma solo uno che ha venduto un gioiello fasullo. Perciò non aveva commesso una truffa vera ma al limite una truffa contrattuale, come quella di chi vende un’opera d’arte per autentica senza sapere che è ritoccata o un falso. Ma, anche se condannato per un solo caso, l' “alchimista” è sospettato di aver rifilato numerose patacche ad altri gioiellieri e orefici.
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