Fotovoltaico in Puglia «Processate Cpl e Casari»
Concordia. La procura di Modena chiede il rinvio a giudizio per undici persone Le accuse: associazione a delinquere, falsità ideologica e truffa aggravata
CONCORDIA. Associazione a delinquere, falsità ideologica in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: sono le accuse che la Procura di Modena, che ha curato le indagini con il procuratore capo Lucia Musti ed il pm Marco Niccolini, muove alla Cpl Concordia per l’affare degli impianti fotovoltaici in Puglia.
Il magistrato ha infatti firmato la richiesta di rinvio a giudizio per 11 persone, tra cui gli ex vertici della cooperativa della Bassa. Ci sono i presidenti Roberto Casari e Mario Guarnieri, l’ex dirigente finanziario Maurizio Rinaldi, Claudio Bonettini, direttore generale operativo di Cpl quando è esplosa l’inchiesta, che poi si è autosospeso a luglio, appena raggiunto dall’avviso di garanzia.
Imputati anche Fabrizio Tondelli, direttore sviluppo estero e Luca Costa, responsabile dell’ufficio legale, che fu anche amministratore unico di Euwatt Puglia srl dal gennaio 2010 al settembre 2011, ossia nel periodo in cui la società - finanziata da Cpl - stava effettuando gli investimenti fotovoltaici proprio a Turi. Nella richiesta di rinvio a giudizio non ci sarà invece Vainer Marchesini Patron della wam), che di alcune società era socio, dal momento che la sua posizione era già stata archiviata. Secondo la Procura, infatti, l’imprenditore non era a conoscenza dei reati poi contestati. L’acquisizione di alcune quote societarie, in sostanza, era avvenuta solo a fini speculativi, non delittuosi. Finiranno invece davanti al giudice per l’udienza preliminare anche tecnici e professionisti pugliesi, ossia coloro che curavano gli affari sul posto, oltre ovviamente alle società riconducibili a Cpl e la stessa cooperativa, che con la nuova governance, guidata dal presidente Mario Gori, aveva peraltro difeso l’operazione energetica tra Turi e Noci, nel barese.
L’indagine riguarda otto impianti fotovoltaici facenti capo alle dieci società, le cui sedi formali erano a Concordia, Bologna, Brescia e Cremona. Per la Finanza, che ha condotto i sequestri e le perquisizioni, si sono violate le normative urbanistiche della Puglia. La Regione, per favorire gli impianti, aveva infatti alzato da una potenza molto minore a 1 megawat (1000 kilowatt) il limite massimo entro il quale era sufficiente presentare una “Scia”, evitando le complesse procedure urbanistiche per l’autorizzazione unica. Le norme “Gse” sui contributi vietano poi di concentrare in un’area agricola campi contigui di una stessa proprietà.
Problema che Cpl aggirò - stando all’accusa - spacchettando l’investimento in tante società autonome. Gli impianti avevano infatti una potenza installata di 998,29 kilowatt, appena al di sotto della soglia limite e per di più in grado di intercettare maggiori contributi-rimborsi del Gestore Servizi Energetici (Gse spa) la società del ministero dell’Economia e delle Finanze che segue queste procedure. (f.d.)
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