Modena, contro la demolizione del Garage Ferrari fa ricorso anche il figlio del Drake
La società proprietaria del Garage Ferrari di viale tRenti Trieste a Modena, riconducibile a Piero Ferrari, chiede che sia riformata la sentenza del tar sulla demolizione dell'edficio che da 29 anni contiene gravi abusi edilizi. L’avvocato dei vicini della struttura: «Resisteremo anche a questo appello»
MODENA. Ha suscitato un certo scalpore la decisione del Comune di fare ricorso a seguito della sentenza del Tar di Bologna che obbliga l’amministrazione a demolire entro luglio il Garage Ferrari. E il Comune non è l’unico soggetto ad aver fatto questa scelta: anche la B.A. service spa, guidata da Piero Ferrari, figlio del Drake, e società proprietaria dell’immobile, ha presentato ricorso pochi giorni fa. La B.A., in particolare chiede che venga riformata la sentenza del Tar per quanto riguarda la demolizione.
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«Mi è stato notificato proprio ieri l’appello della B.A. - spiega l’avvocato Giovan Ludovico Della Fontana, che assiste i vicini del garage, i quali hanno impugnato la concessione edilizia rilasciata a suo tempo per la costruzione - Aspettiamo di vedere cosa c’è scritto nella richiesta d’appello del Comune e soprattutto quali sono i motivi di impugnazione della sentenza. Ma sappiamo già che resisteremo all’appello presentato da entrambi i soggetti».
«Dopo la sentenza di annullamento nel maggio 2014 il Comune ha adottato un provvedimento con cui ha preso atto che l’intero fabbricato è abusivo senza concessione. Un passaggio che forse l’assessore non si è ricordata di menzionare è il seguente. Il Comune ha ordinato alla B.A. di demolire l’intero fabbricato o, in alternativa, di presentare un’istanza di sanatoria della parte conforme agli strumenti urbanistici e, con possibilità, in caso di rilascio della sanatoria, di demolire la parte non sanabile, oppure di applicare la sanzione pecuniaria sulla parte che non era sanabile. In base a questo provvedimento l’unica alternativa alla demolizione totale era la sanatoria della porzione conforme agli strumenti urbanistici».
«La B.A. service inizialmente ha presentato l’istanza di sanatoria poi ha rinunciato alla stessa istanza, facendo venir meno l’unica alternativa alla demolizione integrale dell’edificio».
«La B.A. Service, nell’appello che mi è stato notificato, chiede che venga riformata la sentenza del Tar, nella parte in cui ha ordinato la demolizione: essendo proprietari dell’immobile hanno interesse che rimanga in piedi. - prosegue l’avvocato - La B.A. appella la sentenza tranne nella parte in cui ha posto le spese della demolizione a carico del Comune che dovrà affrontare costi notevoli perché non si tratta di un fabbricato isolato, ma è un edificio collegato ad altre proprietà. Il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi in tempi brevi sull’istanza di sospensione ma anche sul ricorso: si tratta di un giudizio di ottemperanza».
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