Comandante Alfa, una vita senza volto a Castelfranco
L’unico superstite del Gruppo d’Intervento dei carabinieri racconta in un libro 40 anni di carriera in incognito
CASTELFRANCO. «Anche noi abbiamo paura, siamo esseri umani. Ma non ci facciamo condizionare, perché siamo tutti parte di un ingranaggio e basta un granello perché la macchina smetta di funzionare».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.13119392:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/c-era-una-volta-il-gis-il-gruppo-intervento-speciale-dei-carabinieri/54918/55229]]
Col volto e l’identità protetti dal mefisto (il passamontagna integrale, ndr), il Comandante Alfa esordisce in una sala gremita di persone, durante la rassegna sulla sicurezza “Fai la cosa giusta”, promossa dal Comune per illustrare ai cittadini di tutte le età gli esempi virtuosi che lottano per i valori civili. Il Comandante Alfa, nome in codice dell’ultimo superstite dei fondatori del GIS, Gruppo Intervento Speciale dell’Arma, ha presentato il suo libro “Cuore di rondine” venerdì sera presso la Biblioteca Comunale e ieri mattina all’Istituto Spallanzani.
«Vorrei che tutti gli italiani conoscessero il mio reparto perché sappiano che a difendere le loro vite e i valori dello Stato ci sono ragazzi che sacrificano la propria gioventù, la libertà e la famiglia. Noi non siamo dei Rambo e non c’è posto per gli esaltati: superare le selezioni del Gis significa avere un grande equilibrio e un forte spirito di squadra, perché da soli non si fa nulla».
Il Comandante ripercorre i momenti salienti di 40 anni di carriera, dal battaglione di parà Tuscania dove l’onorevole Cossiga lo ha scelto, attraverso gli interventi in teatri di guerra, le scorte armate e la mediazione di ostaggi.
«Il caso più toccante è stata la liberazione della piccola Patrizia Tacchella - prosegue - perché l’avevamo tutti adottata come una figlia: solo in quel caso mi tolsi il mefisto, l’abbracciai e la consolai, facendole scudo col mio corpo e sentendola, in quel momento, come se fosse stata davvero mia figlia: aveva solo otto anni, eppure mi guardò e mi disse che ci stava aspettando».
La famiglia è un argomento cruciale che passa attraverso due facce della stessa medaglia: mogli e figli degli operatori del Gis, che attraversano lunghe attese dense di tensione, oltre ad essere in costante pericolo di ritorsioni; ma anche la squadra come seconda famiglia, un organismo che condivide emozioni lette attraverso la fessura di un passamontagna che protegge l’identità, tutelando con poca stoffa la sicurezza di parenti e familiari.
«Il messaggio che vorrei passare ai giovani - spiega l’istruttore dell’Arma - è che nessun ostacolo è insormontabile; si può ottenere tutto, attraverso costanza e sacrificio, umiltà ed esperienza». Il ricavato del libro andrà in beneficenza agli orfani dell’Arma, coerentemente al senso di coesione che lega chi dedica la propria vita alla sicurezza.
L’incontro è concluso con un appello da parte del Comandante: «Per favore quando i vostri bambini piangono e passa un carabiniere, non dite che li arresterà se non stanno buoni, perché così crescono pensando che siamo i cattivi. Ma noi siamo dalla parte dei cittadini e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti perché le cose vadano bene: siamo tutti una grande e unica squadra».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
