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l’incontro alla tenda sul caso aemilia

«Gli anticorpi non bastano più»

di Martina Stocco
«Gli anticorpi non bastano più»

Alessi: «Infiltrazioni mafiose: perché la situazione è degenerata»

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È ancora possibile cadere nello stupore quando si parla di mafia in Emilia? È stata la domanda che ha rivolto venerdì sera Mariapia Cavani a Gaetano Alessi, autore del dossier “Tra la via Aemilia e il West”. Solo un anno fa era stato pubblicato “Emilia Romagna cose nostre - cronaca di biennio di mafie in E.R ”. Venerdì a La Tenda di viale Kosica erano presenti alcuni degli autori del lavoro, realizzato da diverse associazioni. «È un progetto di crescita - ha esordito Alessi - iniziato sette anni fa. A quei tempi venivamo additati come dei “matti”. In realtà non facciamo altro che documentare quello che già c'è. Sono presenti, nei sei capitoli in cui è suddiviso quest'ultimo lavoro, storie pubbliche di mafia, che noi mettiamo assieme. Chiudiamo il cerchio parlando della repubblica di San Marino». Dove si apre questo “cerchio”? «Parecchi anni fa - ha ricordato Salvo Ognibene, autore del dossier - basta leggere l'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (Dna) per capirlo. Le radici in Regione hanno attecchito in un tempo lontano». Eppure la storia emiliana è diversa rispetto a quella di altre zone del nord Italia. «Forse proprio questo pregiudizio positivo - ha ricordato Ognibene - sul tessuto sociale, sugli “anticorpi” sociali della Regione ha fatto credere e continuare a pensare che fosse così e che niente potesse cambiare la situazione». Qual è la principale differenza col dossier precedente? «La grande presenza di politici - ha risposto Alessi - e delle cooperative. Tuttavia, non abbiamo fatto altro che raccontare storie note». Quali? «Alle vicende legate ai sindaci dei Comuni di Brescello, Finale, Sassuolo e Serramazzoni - ha elencato uno dei due autori - solo per fare qualche esempio». Come hanno reagito? «Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna - ha detto Alessi - ci ha definito “fanghiglia infamante”. Riferendosi alla “collusione passiva del ministro Graziano Delrio con la malavita presente a Reggio Emilia”». Tra meno di un mese inizieranno i riti abbreviati del maxi-processo Aemilia. Cosa accadrà è difficile saperlo, ma c’è un dato certo. «Alla fine del processo - ha sottolineato Alessi - nessuno potrà più dire che “non sapeva”. Tuttavia, manca un grande imputato: la società civile di questa Regione». Le persone comuni cosa possono fare? «Fare attenzione alle proprie azioni quotidiane - ha risposto il giovane - domandarsi cosa stanno facendo, dove sono. La mancanza di informazione e di formazione sono tra le cause della situazione che si è creata». L'informazione si estrapola dai giornali, telegiornali, blog online. Ma per formazione cosi si intende? «Bisogna insistere sul fattore educativo - ha concluso Ognibene - a scuola, in famiglia, ma anche nelle grandi istituzioni, quelle che conosciamo fin da bambini. Come la Chiesa».

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