Gazzetta di Modena

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Il filo e la cruna. D'Alema e la crisi del Pd

di Enrico Grazioli
Il filo e la cruna. D'Alema e la crisi del Pd

Dice D’Alema (sì..., D’Alema) che il Pd è in grave crisi, in mano a persone arroganti e stupide, ventriloqui propagandisti e trascinatori di risciò con a bordo il premier.,,

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MODENA. Dice D’Alema (sì..., D’Alema) che il Pd è in grave crisi, in mano a persone arroganti e stupide, ventriloqui propagandisti e trascinatori di risciò con a bordo il premier. Dice che il malessere può far nascere a sinistra un nuovo partito.

Stupidità esclusa, l’uomo nelle materie è esperto, anche per aver affrontato ma pure ispirato o causato più di un malessere dentro e intorno al partito nelle sue varie denominazioni. Il problema esiste, al di là di quel che pensa D’Alema, e non è la schermaglia eterna tra maggioranza e minoranze interne: è il distacco, il disamore sempre più frequente tra Renzi, il suo apparato e segmenti di società, gruppi di pensiero, aree che si formano intorno a un singolo tema sentito sulla pelle viva (dal lavoro ai diritti, dalla scuola alla legalità). Elettorato che sperava in una rigenerazione della politica, in un nuovo modello di governo e interpretazione dei fermenti come dei bisogni che attraversano l’Italia: non nel semplice per quanto agognato accantonamento della berlusconeide condita di leghismo che ha condizionato per qualche lustro.

Si fa presto a coglierlo, anche qui. E’ bastato, per fare solo un esempio tra i tanti, ascoltare giovedì a Modena e a Carpi l’applausometro di una sala andare alle stelle per Michela Marzano, filosofa dolce e illuminata nonché parlamentare Pd: perché ha detto con sofferenza che il ddl Cirinnà sulle unioni civili è per ora una sconfitta, un passo indietro e non una svolta storica. Quelle mani che applaudivano, insieme salutavano Renzi: ciao, probabilmente addio. Non per aver ceduto a un compromesso pur di portare a casa un qualche risultato, ma per non aver capito che c’è un’Italia già pronta a scelte più coraggiose, a sfide davvero epocali e che ancora attende di trovare non solo un leader ma anche un partito capaci di riconoscerla, guidarla e insieme farsi contaminare da essa.

Un Paese che ha il mente e in mano il filo per cucire, riparare un po’ di mondo, come Michela ci ha ricordato dicono i filosofi: e cerca la cruna attraverso cui farlo passare. Non sapendo che farsene della realpolitik, pensando al bene comune più che al male minore o agli immediati destini di una legislatura o di un gruppo di potere.

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