Via al riciclo della plastica a scuola
Gli alunni raccolgono fondi per gli istituti col progetto Dea Minerva
VIGNOLA. Dopo diverse settimane di ritardi burocratici, ha preso il via in questi giorni il progetto didattico ambientale “Dea Minerva 2.0”, che mira a raccogliere fondi per le scuole attraverso il conferimento in appositi compattatori di bottiglie di plastica, quelle che solitamente contengono acqua e bibite. I plessi scolastici interessati da questo progetto sono le scuole medie Muratori, le elementari Aldo Moro, la materna Collodi e la sede di piazzetta Ivo Soli delle elementari Calvino (ovvero le ex scuole Barozzi).
«Sulla scia dell’esperienza ideata e avviata dal Comune di Savignano ormai tre anni fa - commenta l’amministrazione vignolese - anche l’attuale amministrazione del Comune di Vignola, come sostenuto nel programma elettorale, si fa sostenitrice di questo progetto didattico di educazione ambientale per la raccolta ed il recupero del Pet, ovvero la plastica che compone le bottigliette di acqua e bibite. Questo progetto si pone principalmente l’obiettivo, così come sottolineato nella convenzione stipulata tra l’Amministrazione Comunale, la Direzione Didattica e la Scuola Secondaria di Primo Grado di Vignola, di concentrare l’azione formativa delle generazioni future al fine di renderle maggiormente consapevoli, preparate e rispettose dell’ambiente che le circonda».
L’assessore all’Ambiente Erio Ricchi ha aggiunto: «Il progetto “Dea Minerva 2.0” si inserisce, integrandolo, in un contesto già variegato per quanto riguarda l’offerta formativa all’interno della scuola vignolese, grazie a dirigenti scolastici lungimiranti e a un corpo docente estremamente motivato, che da anni portano avanti attività didattiche orientate a sensibilizzare i bambini verso stili di vita sobri, raccolta differenziata, pulizia dei quartieri, educazione alimentare. Il recupero quindi del Pet, che viene raccolto nelle macchine compattatrici posizionate all’esterno dei plessi sopra citati, verrà stoccato, ulteriormente pressato e confezionato in “balle” per poi essere venduto a ditte che recuperano e riutilizzano questo materiale».
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