Gatti morti a Modena, per il gattile il boom è legato agli incidenti
Adriana Pagliani, direttrice della struttura: «Non è morìa. Sono arrivati tanti animali gravi, feriti su strada e deceduti»
MODENA. «Sui dati del gattile serve una chiave di lettura». Ne è convinta Adriana Pagliani. La dottoressa veterinaria è direttore sanitario della struttura e portavoce della Protezione del Gatto. Il punto di partenza sono i 111 decessi del 2015, un dato che ha destato attenzione finendo al centro di una interrogazione in consiglio comunale. «È abbastanza normale che arrivino a decedere», ha spiegato Pagliani.
Tutto è legato alle condizioni in cui arrivano i gatti nella struttura e quanto a lungo vivano. Le cifre rilasciate dalla dottoressa aiutano a spiegare. Il sistema informatico CareCat ha registrato l’ingresso di 269 nuovi animali lo scorso anno. Quasi uno ogni cinque (47 in tutto) erano in condizioni critiche o terminali; in 13 avevano subito incidenti, 41 erano malati. Inoltre, in 17 non erano ancora svezzati.
«Sono le cucciolate dell’età di pochi giorni - ha spiegato il direttore sanitario - recuperate magari nei cassonetti». Il totale di felini non in buone condizioni di salute è così di 118, un numero più alto dei decessi. Oltre uno su due ce l’ha fatta. Di essi, infatti, sono passati a miglior vita in cinquanta. Ben 61 sono stati adottati, quattro sono stati restituiti ai legittimi proprietari, tre sono ancora in gattile. Gli altri 151 quattro zampe sono arrivati in condizioni giudicate buone, ovvero «senza evidenti patologie in atto».
Alcuni hanno evidenziato malattie dopo i controlli veterinari e in venti sono scomparsi dopo la quarantena sanitaria. Oltre un terzo è stato più fortunato. In 103 sono stati adottati, cinque sono stati restituiti a chi li aveva smarriti, due sono stati rimessi nella colonia di provenienza. I rimanenti 21, infine, sono ancora nel gattile.
All’appello mancano 41 gatti morti.
«Riguardano animali già presenti in struttura - ha ripreso Pagliani - come ospiti permanenti. Abbiamo animali entrati nove o dieci anni fa, magari già anziani al momento dell’ingresso».
Non sempre è un bel biglietto da visita.
«Purtroppo chi vuole adottare un gatto - ha riconosciuto la dottoressa - si orienta sempre verso animali cuccioli, giovani e senza patologie croniche. In gattile rimangono i soggetti più malandato. Anche se ben seguiti, per patologie croniche (ricordo a tutti i problemi renali, tipici dei felini) o per età prima o poi muoiono».
S’è parlato di quarantena. «A Marzaglia esistono quattro locali separati per l’isolamento sanitario - ha ricordato la dottoressa - ciascuno attrezzato con sei od otto posti singoli. In tutto sono 24-26. I posti-isolamento sono il 25% della struttura, più del doppio di quanto previsto dalla legge».
Il Comune s’è impegnato a realizzare una nuova “casa” entro fine anno.
«Ci hanno assicurato che i lavori procedono - s’è augurata Pagliani - noi abbiamo una 500 e proviamo a farla funzionare come una Mercedes. Dal Comune arrivano 25mila euro all’anno, come associazione ne mettiamo quasi altrettanti. I consiglieri comunali non hanno motivo di lamentarsi».
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