«Salvate le ex-Fonderie dal degrado»
Appello della progettista Sofia Cattinari: «La crisi ha bloccato tutto, ora sta ai politici creare le condizioni della ripartenza»
«Cari politici fare presto, Modena è in attesa sulle Fonderie, un luogo che merita nuove valutazioni e una ripartenza».
Questo, in sintesi, l'appello che lancia l'architetto Sofia Cattinari – titolare dello studio omonimo che ha realizzato numerosi progetti in tutta Italia – vincitrice anni fa di un concorso partecipato per un progetto di riqualificazione che non ha mai visto la luce. E oggi l'area, lungo la fascia ferroviaria a due passi dalla Maserati e dal cavalcavia Ciro Menotti è in completo degrado, con particolare preoccupazione dei residenti.
All'interno del fabbricato infatti si recano ogni notte drogati e sbandati di ogni sorta con inevitabili problemi di ordine pubblico. Ricordiamo che quel progetto partecipato, nato sulla spinta di un articolato progetto dell’Associazione Amici delle Fonderie, aveva come obiettivo non certo di ritrovarsi anni dopo con niente in mano. Qui dovevano trovare spazio una facoltà universitaria, musei, laboratori, spazi per la memoria industraiel della città. Tra per il progetto i modenesi hanno pagato un conto non irrisorio. Il progetto partecipato costò 94mila euro, il bando per il concorso altri 66mila, la redazione del piano di recupero dell'area 80mila euro e l'indagine ambientale per 5mila euro. Per un totale di 245mila euro al quale a cui ne vanno aggiunti altri 258mila per la realizzazione di un parcheggio in via Santa Caterina – a fianco dell'ampia area delle ex fonderie – con finanziamenti regionali all'interno di un piano generale di messa in sicurezza. «In teoria – spiega l'architetto Cattinari - il caso delle ex Fonderie si inserisce a pieno titolo nel circuito virtuoso del processo di un rigenerazione urbana da un progetto partecipativo durato due anni, dove i contenuti sembra siano stati verificati per sostenibilità e qualità sociale. Poi il concorso internazionale che ha tenuto conto anche degli aspetti qualitativi della progettazione. Subito dopo però la crisi ha interrotto e paralizzato ogni iniziativa. Per questo ritengo sia stato ragionevole sospendere le decisioni, con il fine di fare nuove valutazioni, ma ora dobbiamo registrare il fatto che ciò ha comportato il blocco degli investimenti e ha disatteso ogni programma, così anche l'Università nel frattempo ha fatto altre scelte. E ora, come comportarci? Aspettiamo che la politica si esprima e prenda le decisioni per direzionare gli interventi, Modena è in attesa».
La progettista modenese crede molto nella funzione di “rigenerazione urbana” al posto della riqualificazione urbana: «La riqualificazione della società post moderna – spiega la Cattinari – ignora l'analisi della domanda per anteporre il primato dell'offerta, finalizzando spesso il recupero dei beni degradati ad una semplice attrazione agli investimenti. La conseguenza è che si giunge ad un progressivo deficit di progettualità. Con la crisi le risorse vengono riutilizzate per uno sviluppo sostenibile. La rigenerazione urbana si inserisce qui, raccogliendo la consapevolezza della complessità della città e orientandosi verso nuovi modelli. Si antepongono i contenuti ai contenitori e attraverso l'approccio integrato si coordinano i programmi funzionali ai progetti, definendo sistemi gestionali di sostenibilità e privilegiando l'utilità sociale».
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