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Piero Angela: "A Modena trovo l’Italia moderna che sa accettare le sfide"

Roberto Armenia
Piero Angela: "A Modena trovo l’Italia moderna che sa accettare le sfide"

A tu per tu con Piero Angela, padre del giornalismo scientifico: piero Non basta essere chiari, serve soprattutto far accendere il cervello di chi ci ascolta

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MODENA. Piero Angela è, per antonomasia, il padre del giornalismo scientifico italiano. Una carriera lunghissima cominciata in Rai nel 1942, l’attività di inviato anche in teatri di guerra, l’intuizione, con il collega Andrea Barbato, del primo telegiornale condotto in studio da giornalisti, l’attività di regista di importanti documentari ne fanno uno degli intellettuali più prestigiosi e un simbolo della cultura del nostro Paese.
Lei è stato più volte a Modena. Quale il suo giudizio-testimonianza della città e dei modenesi? Cosa L'ha maggiormente colpita e perché?
«Sì è vero. Sono stato a Modena diverse volte. Per presentare i miei libri, per partecipare a convegni. È una terra straordinaria. A parte le eccellenze riconosciute per i motori con la “Ferrari”, la “Maserati” (e, in un certo senso, la “Lamborghini”), le sue tradizioni teatrali, l'eccellente cucina con l'aceto balsamico e il parmigiano-reggiano, è una terra di tesori e d'arte: il bellissimo Duomo romanico, il Palazzo Ducale, i capolavori della Pinacoteca Estense. Sono stato anche a Sassuolo, e alla Rocca di Vignola dove ho presentato il volume, “Il paesaggio che verrà”, pubblicato dal vostro concittadino Franco Cosimo Panini, e dedicato anche ai paesaggi della vostra provincia.
I modenesi sono di grande qualità umana, di grande vivacità intellettuale e di grande ospitalità. L'ho riscontrato sempre, in ogni occasione, dall'incontro con Luciano Pavarotti, che andai ad intervistare, ai vari incontri con i lettori e i cittadini modenesi, che rappresentano bene quella parte dell’Italia moderna, capace di far fronte alle sfide del futuro».
C’è qualche modenese o qualche avvenimento o manifestazione della città che sono rimasti nella sua memoria?
«Prima di tutto il premio giornalistico-letterario “Città di Modena”; nel 1987, ho ricevuto il riconoscimento per la divulgazione scientifica. È stato un premio che ho particolarmente apprezzato per la composizione della giuria, che era presieduta da Enzo Biagi ed anche perché ha sempre premiato giornalisti e scrittori di grande qualità e di notevole spessore.
Poi sono stato a Modena e provincia per vari incontri. I primi anni, dal 1987 al 1994, soprattutto al “Club la Meridiana” di Casinalbo, poi a Modena, a Fiorano modenese, Mirandola, Sassuolo, a Vignola, nella bellissima “Rocca”. Incontri sempre ottimamente organizzati e che mi hanno consentito di conoscere meglio e di più e, quindi, di apprezzare il carattere dei modenesi estroversi e ricchi di una naturale cordialità. Di Modena e dei modenesi, conservo ancora un ottimo ricordo. Quando a Natale, con gli auguri da parte di alcuni “amici”, ricevo confezioni di parmigiano-reggiano e di aceto balsamico tradizionale di Modena, a casa mia è festa grande».
Lei è, giustamente, considerato il padre e il guru dell'informazione e divulgazione scientifica in Italia. Parafrasando Cartesio, che dice “La scienza è come una donna: se rimane fedele al marito è onorata, se diventa pubblica si svilisce”, le chiedo come si può fare divulgazione scientifica, raggiungendo un vasto pubblico, senza banalizzare o spettacolizzare troppo i contenuti?
«La mia formula è dalla parte degli scienziati per i contenuti e dalla parte del pubblico per il linguaggio. Il fatto che questo funzioni è confermato anche dall'approvazione della comunità scientifica nei confronti del mio modo di fare televisione e di comunicare. Le vorrei fare un esempio, in proposito: quando si parla di fisica o di biologia, bisogna usare un linguaggio che sia adeguato a coloro che non frequentano più le materie scientifiche dai tempi degli studi liceali, che hanno bisogno di una divulgazione, di un linguaggio, che sia adatto al loro livello di conoscenza.
Altro punto: non basta essere chiari, bisogna essere interessanti. Bisogna tenere viva l'attenzione. Per tenere viva l'attenzione, occorrono degli esempi, dei modi di raccontare, che attivino certi centri cerebrali, che sono quelli che mettono in moto dei meccanismi di attenzione. Il nostro cervello funziona in questo modo: per potere memorizzare, deve, in qualche modo, accendersi, tra virgolette, cioè avere imput che colpiscano la parte emotiva, che è la parte più arcaica, è una delle più arcaiche e più attive, perché solo in questo modo la parte nobile della corteccia può incamerare le informazioni. Questo meccanismo arcaico, che è legato alla sopravvivenza genera l'attenzione per le cose che possono riguardarci, direttamente.
Diciamo che tutti coloro che, tra le loro funzioni-missioni, hanno o dovrebbero avere, quella di comunicare, dare informazioni ai lettori, così come ai telespettatori, (ma mi riferisco anche agli insegnanti e ai politici) dovrebbero saper mantenere alta l'attenzione del pubblico. E questo lo si può fare con una nobile spettacolarizzazione. Mi riferisco qui, per esempio, ai cartoni animati di Bruno Bozzetto. Con questi, siamo riusciti a parlare di cose difficili come la meccanica quantistica, o la relatività o i superconduttori, che, con i cartoni animati (tutti rivisti, riletti e approvati dai grandi specialisti dei vari campi, delle diverse discipline), sono diventati temi, argomenti chiari, leggibili e interessanti, anche per chi non ha una preparazione scientifica di base».

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Quello dell'energia è il problema fondamentale per l'oggi e il futuro. Nel volume “La sfida del secolo”, lei sostiene e dimostra che l'energia è sempre più il motore di cambiamento e la chiave di lettura della nostra vita sociale, politica e privata. Quale è la situazione energetica oggi, e quale sarà a medio e a lungo termine?

«Per capire quale è la situazione energetica, oggi, e quale sarà a medio e lungo termine in Italia, bisogna rendersi conto, anzitutto, che il nostro modello di vita, nostro e non solo, è legato alla disponibilità di energia. Portiamo un esempio: un tempo la terra si lavorava a mano, con la zappa. Perché si usava l'energia muscolare. Man mano che nei campi si sono introdotte le tecnologie, come i trattori, i sistemi di raccolta, il numero delle persone occupate è diminuito. Infatti, dall'800 a oggi, si è passati dal 66% di lavoratori nei campi a circa il 4%.

Stessa cosa, è avvenuta nella produzione degli oggetti: una volta, si producevano a mano e ciò comportava l'occupazione di molte persone. Poi, con la rivoluzione industriale, con l'automazione, l'occupazione si è spostata verso i servizi. E questo ha creato una vera rivoluzione: liberarsi dai lavori manuali permette alla gente di fare altre cose. Anche di poter andare a scuola per tempi più lunghi, e svolgere lavori più creativi, grazie all’efficienza dovuta all'energia e alla tecnologia.

In altre parole, noi facciamo, oggi, dei mestieri che possono essere svolti solo perché dietro c'è un’energia, che consente di non lavorare più a mano, ma di delegare alle macchine il lavoro più pesante e ripetitivo. Fatta questa premessa, è evidente che noi dobbiamo stare molto attenti alla situazione energetica, in particolare nel nostro Paese, dove l'85% dell’energia è importata.

Altro punto: quando si parla di energia si parla di qualità energetica, ma molto poco di quantità. Invece, i numeri sono importanti, sono essenziali quando si ragiona. Noi non abbiamo petrolio, non abbiamo carbone, abbiamo poco gas. Abbiamo energia idroelettrica che però è scarsa. Non solo, ma è difficile aggiungerne di nuova. Non abbiamo il nucleare. Per quanto riguarda le energie cosiddette alternative, abbiamo pochissimo solare e eolico, malgrado gli sforzi. Quando si parla del sole, bisogna capire che per disporre di una quantità di energia sufficiente per far fronte alla situazione, dovremmo avere degli impianti enormi.

Ad esempio, si pensa che a livello mondiale l'energia solare, nei prossimi vent'anni, aumenterà del 2, forse 3%. Per quanto riguarda il nucleare (a parte tutte le polemiche, sulla sua eventuale pericolosità), anche se si fossero realizzati i dieci reattori previsti da 10.000 megawatt, questo sarebbe stato solo un settimo dell'energia elettrica prodotta, che è, a sua volta, solo un terzo dell'energia globale di cui abbiamo bisogno. Cioè un terzo di un settimo, quindi il 5-6%. Non possiamo pensare che l'alternativa sia tra il nucleare o il solare: le cifre sono molto basse rispetto alle necessità.

Quindi, per concludere, dobbiamo spingere in tutte le direzioni, soprattutto per avere energie pulite e rinnovabili: per ora, però, siamo molto lontani, purtroppo, dal riuscire a fare girare le nostre società industriali con nuove tecnologie sostitutive, in tempi brevi. Proprio per questo, occorre un enorme sforzo di ricerca, in modo da farle crescere il più possibile.

Occorre spingere al massimo per risparmiare, inventare, applicare tutte le soluzioni più creative e innovatrici. Anche per diventare competitivi come società. Perché in realtà la nostra vera fonte energetica alternativa, attuale, sono i soldi! Infatti, per comperare l'energia all'estero, come stiamo facendo adesso e, purtroppo, dovremo continuare a fare ancora, per lungo tempo, ci vogliono soldi, e quindi una società competitiva».

Lei ha scritto un libro intitolato “Perché dobbiamo fare più figli”. Ci può spiegare la sua tesi e, se ci sono, quali sono secondo lei le conseguenze del crollo delle nascite?

«Perché in Italia, assistiamo ad una costante diminuzione delle nascite. Normalmente, per mantenere stabile una popolazione occorrerebbero due figli per coppia. In realtà oggi quasi dimezziamo le nascite, a ogni generazione. Così abbiamo una piramide demografica rovesciata. Anche perché, per via del costante prolungamento della vita, abbiamo moltissimi vecchi. Per cui, i giovani che nascono oggi dovranno essere molto efficienti. Già oggi il rapporto tra lavoratori e pensionati è di 100 a 70 e, nel 2020, questo rapporto sarà di 100 a 100, cioè ogni lavoratore dovrà pagare anche per un pensionato. Nel 2020, quindi, il flusso di versamenti contributivi sarà sempre minore.

È un'emergenza che è già in atto. Ciò comporta una serie di problemi che, Lorenzo Pinna ed io, abbiamo cercato di spiegare nel nostro libro, “Perché dobbiamo fare più figli”. L'arrivo di immigrati non potrà correggere questo squilibrio?

Il problema non sta nella realtà sempre più multietnica ma è quello di aiutare le famiglie, e metterle in condizioni di avere più figli, come si fa in altri paesi del Nord Europa: non soltanto con aiuti finanziari (in Francia sono altissimi) ma con servizi, asili nido, maggiore collaborazione del maschio e con il lavoro femminile che permette due stipendi». Roberto Armenia

LA SCHEDA: "IL SUO NOME PER UN ASTEROIDE"

Piero Angela è nato a Torino ed è entrato in Rai nel 1942 come cronista e collaboratore del Giornale Radio. Nel 1955 è stato inviato a Parigi, prima per la radio, poi per la televisione. La sua permanenza all'estero è durata 13 anni: prima a Parigi, poi dal 1964 al 1968 a Bruxelles, come corrispondente. Nel 1968 torna in Italia, è autore e regista di documentari e dà inizio alla lunga e fortunata attività di divulgazione scientifica. Alla fine degli anni Sessanta decide di dedicarsi interamente alla realizzazione di programmi di divulgazione: nel 1981 inizia “Quark” la prima trasmissione di divulgazione scientifica rivolta ad un pubblico generalista. Nel 1984 nasce “Pillole di Quark”, spot di 30 secondi su argomenti tecnico-scientifici, educativi, economici, socio-culturali e medici. Nel 1995 nasce “Superquark” e nel 1997, da una costola di “Quark” nasce “Quark Atlante. Immagini dal pianeta”. Dal 2000, Piero e il figlio Albero Angela sono autori di “Ulisse. Il piacere della scoperta” per Rai3. Oltre che appassionato (ed eccellente musicista) di jazz, da sempre ha l'hobby del gioco degli scacchi. Ha ispirato il personaggio Piero Papera, conduttore della trasmissione “SupeQuack”, apparso nel 2002 sul settimanale “Topolino”. Per confermare-consolidare la sua grande popolarità, credibilità e affidabilità, nel 2010, gli è stato intitolato “l'Astreroide 7197 Pieroangela” e gli è stata dedicata la “Babylonia pieroangela”, un mollusco gasteropoide del Mar Cinese.

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