Terremoto: aziende della Bassa modenese da ricostruire, nessuna proroga
Entro fine mese dovranno essere presentate le 1200 pratiche annunciate. E presto addio contributo per le seconde case
C’era tutto il gotha della Regione ieri nella auditorium di via Aldo Moro a Bologna, per raccontare alle categorie produttive e a quelle professionali che la Ricostruzione viaggia a gonfie vele, che il cratere si restringe di gran lena, che le colpe dei ritardi sono dei tecnici, che i tempi non verranno ulteriormente dilatati, perchè non c’è motivo.
Un incontro per fare il punto sulla ricostruzione post-sisma sia delle abitazioni private che delle attività produttive e che ha svelato le prossime mosse della Regione.
Per chi abita lontano - in tutti i sensi - dal palazzo e dalle sue rassicuranti estensioni territoriali, per chi è ancora nelle sabbie mobili della ricostruzione, imprenditori e privati, quella di ieri non è stata certamente una giornata di festa. Eppure, alle comunicazioni categoriche che sono arrivate dal governo regionale, quasi nessuno ha avuto l’ardire di... disquisire.
Le associazioni di categoria hanno ascoltato in religioso silenzio, quasi quelle dell’agricoltura; qualche timida osservazione è arrivata da parte della categoria dei professionisti, peraltro la più bersagliata dalla fluviale e trionfale serie di dati e di interpretazioni che sono stati esposti. In sostanza non ci saranno proroghe oltre la fine di questo mese di marzo (tra due settimane, quindi) per le 1177 aziende che hanno prenotato una operazione Sfinge (la ricostruzione delle attività produttive danneggiate o crollate) e non l’hanno ancora tradotta in una pratica.
«Avete avuto quattro anni per farlo, non c’è ragione di dilatare ulteriormente i tempi. A noi servono almeno 9 mesi per esaminare le pratiche, ci dobbiamo organizzare, non è possibile andare oltre»: questo nella sostanza il messaggio declamato dall’assessore alla Ricostruzione Palma Costi, dal nuovo referente della ricostruzione, il dirigente della Regione Enrico Cocchi e dai loro collaboratori, ingegneri Tortoioli, Monti, Ricci... A significare che le colpe sono dei tecnici - una tematica già conosciuta - è arrivata l’indicazione che ad esempio c’è uno studio tecnico che ha assommato una sessantina di pratiche da gestire, e che quindi se le domande non sono state presentate è perchè chi doveva ne ha accumulate troppe. La replica è arrivata quasi “a margine”, ovvero che l’80% degli studi interessati hanno invece una o poche pratiche da gestire. E che soprattutto la Regione deve ancora rispondere a 900 pratiche Sfinge e 1600 di Mude (la ricostruzione delle case private), per cui non accadrà certo che alla fine del mese le pratiche in esame siano esaurite, cosicchè anche presentandone di nuove ora, queste non saranno esaminate altrettanto certamente dal primo di aprile.
Ma non è finita: la Regione ha deciso che non finanzierà più la ricostruzione al 50% delle seconde case. Quindi: o vengono presentate le relative pratiche Mude entro fine mese, o “chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato”.
La motivazione - hanno inteso in molti - sta nel fatto che non ci sarebbero più terremotati in cerca di case, per cui non c’è bisogno di sostenere la ricostruzione di case ora libere, in vista di un loro impiego per chi è terremotato e senza un tetto.
Ma il rischio è evidente: per accontentare i loro clienti, i tecnici privati adesso anteporranno le pratiche delle seconde case a quelle delle prime case dei terremotati, per i quali invece si prospetta una proroga. Dunque: per la pratica di ricostruzione della prima casa ci sarà un tempo più dilatato (fine anno), ma gli interessati rischiano di finire in coda a quanti correranno a presentare le pratiche delle Sfinge e delle seconde case, come è accaduto già per i fienili, anche se come noto ci sono molte aziende edili che hanno rinunciato ai lavori per le tempistiche impossibili che venivano loro imposte. Le nuove disposizioni ora verranno illustrate sul territorio, con le solite opposte valutazioni che ne deriveranno.
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