Gazzetta di Modena

Modena

La Pieve Nonantola, creatura del vescovo

di Valentina Corsini
La Pieve Nonantola, creatura del vescovo

Nasce da un’idea di don Lino Pizzi, inizio alla Peppone e Don Camillo, oggi è una splendida realtà con 152 tesserati

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C'era una volta uno di quei parroci di paese vecchio stile che vedeva lo sport come un grande veicolo di aggregazione e crescita comune, in modo particolare per tutti quei ragazzi che trovavano nella rincorsa di un pallone il loro più sano e semplice divertimento. Quando si parla di calcio compiendo la cosiddetta operazione nostalgia, ossia volgendo lo sguardo ben lontano dai multimilionari club o da un mondo che ha ormai più a che vedere con il mero business che con l'aspetto sportivo, solitamente si usano termini come "campetti di provincia" o "campetti della parrocchia", per suscitare con immediatezza tutto il sapore di quel calcio più vero e umano in cui è ancora l'aspetto del gioco, come il piacere di viverlo insieme, a farla da padrone.

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Ed è così che all'ombra di una piccola chiesa di provincia, quella di San Michele Arcangelo della Pieve di Nonantola, nasceva vent'anni fa dall'intraprendenza di un parroco di larghe vedute la realtà calcistica omonima. "La Pieve Nonantola è nata il 22 novembre del '95 e me lo ricordo bene perché abbiamo festeggiato da poco il ventennale - scherza orgoglioso il presidente Matteo Masetti - e l'idea venne a Lino Pizzi, allora Don della parrocchia e oggi Vescovo di Forlì, che mi chiamò per propormi di creare una società calcistica tutta nostra. Si era infatti reso conto che le strutture sportive c'erano già, e allora perché non utilizzarle fondando qualcosa di ufficiale? Così siamo partiti, inizialmente con due squadre composte dai ragazzini del paese e una di amatori, poi dal settembre '98 partecipando per la prima volta al campionato di terza categoria. Da lì in avanti ci siamo ingranditi, aggiungendo tutte le categorie, dalla scuola calcio fino alla prima squadra che milita oggi in promozione". La Pieve Nonantola non esaurisce però nel curioso aneddoto della sua fondazione, quel sapore tipicamente genuino che solo le storie di provincia sanno regalare.

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Là dove per genuino s'intende quel sano campanilismo che si crea tra due società calcistiche appartenenti alla stessa piccola realtà di paese, neanche fossero uscite dalla penna del miglior Guareschi in versione Don Camillo e Peppone, con in sottofondo le note dell' "Amarcord" felliniano. "Non nego che nei primi anni duemila ci fosse una certa rivalità con la Polisportiva Nonantola Calcio - ammette Masetti - soprattutto quando si giocavano i derby di seconda e terza categoria, perché erano sentitissimi sia a livello di squadre che di tifo. Ho ancora tutte le foto che testimoniano striscioni e sfottò di allora, tanto da farci addirittura un libro. Quelli però sono tempi passati, attualmente c'è un ottimo rapporto di collaborazione tra le due società". Un presente della Pieve Nonantola molto florido anche per quanto concerne il settore giovanile capitanato da Giovanni Grimaldi che non nasconde il suo orgoglio in merito. "Sono subentrato come responsabile delle giovanili due anni fa, e devo riconoscere che l'organizzazione trovata è eccellente. Questo significa che chi mi ha preceduto ha seminato molto bene, consentendomi ora di lavorare nel migliore dei modi. Il settore giovanile è composto dalla scuola calcio 2010, dai pulcini delle annate 2008-2009, 2007, 2006 e 2005, dagli esordienti, dai giovanissimi e dagli allievi. Da due anni a questa parte da 85 tesserati siamo passati ai 152 attuali: un vero orgoglio. Altri motivi di vanto sono poi il nostro parco allenatori, perché composto da due laureati in scienze motorie e da istruttori che hanno diversi anni d'esperienza con i bambini, così come la scuola calcio dei portieri formata da preparatori molto validi".

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