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Mafia, Dalla Chiesa nelle scuole: «Serve il coraggio dei giovani»

di Martina Stocco
Mafia, Dalla Chiesa nelle scuole: «Serve il coraggio dei giovani»

Una tesi di laurea sulla mafia. Dopo nove anni dal conferimento della corona d’alloro, l'uccisione del padre Carlo Alberto. Poi le accuse rivolte ai mandanti dell'omicidio confermate nel maxi-processo...

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Una tesi di laurea sulla mafia. Dopo nove anni dal conferimento della corona d’alloro, l'uccisione del padre Carlo Alberto. Poi le accuse rivolte ai mandanti dell'omicidio confermate nel maxi-processo di Palermo. In casa Dalla Chiesa la mafia, i suoi riti e meccanismi sono sempre stati un argomento conosciuto. «Non posso negare - ha esordito Nando Dalla Chiesa, docente universitario - che le mie vicende personali mi abbiano influenzato sulle decisioni future. Certe situazioni portano a prendere delle responsabilità e a fare delle scelte coraggiose, inevitabili. Tuttavia, di mafia mi sono sempre occupato e continuo a farlo». Una testimonianza diretta, preziosa, per gli studenti del Selmi che ieri mattina hanno avuto l'occasione di dialogare con Nando Dalla Chiesa. «Da anni - ha dichiarato Rosa Sforza, insegnante del Selmi - cerchiamo di sensibilizzare gli studenti sul tema della legalità. Inoltre, gli alunni sono saliti più volte sulla nave della legalità». Lunedì prossimo, il 21 marzo, sarà la ventunesima giornata nazionale in ricordo delle vittime della mafia. «Un momento fortemente voluto da Libera contro le mafie - ha spiegato Dalla Chiesa, presidente onorario dell'associazione - per la difesa della memoria delle vittime innocenti». Per l'occasione, verranno letti, in più di mille luoghi d'Italia (tra cui il Selmi), i nomi delle persone uccise dalla mafia. «Un atto di civiltà» per il docente. Dalla Chiesa ha parlato di senso civico. «Sono i giovani - ha precisato Dalla Chiesa - il più delle volte a ribellarsi ai meccanismi mafiosi. È stato così durante il processo per la morte di Lea Garofalo. A sostegno della figlia Denise c'erano decine di studentesse. Denise non l'avevano mai vista, eppure erano davanti al tribunale di Milano tremanti in attesa della sentenza. Le giovani hanno sostenuto un'importante causa». Altri esempi? «La marcia su Ottaviano (in provincia di Napoli) - ha elencato Dalla Chiesa - di centomila ragazzi contro il boss della camorra, Raffaele Cutolo. E ancora una volta è stato un gruppo di giovani a dimostrare quello che stava avvenendo in provincia di Reggio riguardo all'infiltrazione mafiosa». Dunque la forza e il coraggio delle nuove generazioni per combattere la mafia. Cos'altro serve? «Va tenuta alta la capacità di giudizio morale - ha risposto - e il senso comune». Da anni si parla di mafia in Italia. È cambiata nel tempo? «La mafia è negazione di uguaglianza e democrazia. Le dinamiche interne ai clan mafiosi - ha sottolineato il relatore - sono rimaste le stesse delle origini. Assoggettamento, intimidazioni e omertà sono alla base del fenomeno mafioso. Sono forme di esercizio del potere. Chi ritiene che ora la mafia cerchi solo profitti e non potere sbaglia. La base del potere è sempre in piccoli paesini, sia al Nord, che al Sud. Colonizzazione è il termine da utilizzare». La legalità che cos'è? «È un concetto - ha concluso l'ospite - che rimanda alla capacità di rispettare gli altri. Non possiamo legare la nostra vita quotidiana a impulsi: potrebbero portare a atti di sopraffazione e prepotenza».

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