Crac “Consorzio Mattone” di Modena: il Ministero non si fa vivo, niente parti civili
Il Ministero dello Sviluppo Economico retto dalla modenese Federica Guidi non manda l’autorizzazione indispensabile per la costituzione della parte civile: le vittime restano escluse da eventuali risarcimenti del crac "Consorzio Mattone" che coinvolge imprenditori in vista imputati di bancarotta per miliioni di euro
MODENA. Il caso del crac del Consorzio Mattone non avrà vittime: al processo iniziato ieri, il Collegio ha dovuto prendere atto che il Ministero dello Sviluppo Economico guidato dalla modenese Federica Guidi non aveva mandato il documento chiave per restare in giudizio. Era necessario, in quanto sono coinvolte ben tre cooperative edili modenesi liquidate - Casamia, Casa Effe e Progetto Casa - e questo prevede la legge. Quindi, i giudici hanno dovuto per forza escludere la parte civile. In questo processo, dove pure hanno concesso ampie linee di credito, neanche le banche si sono costituite parti civili.
L'accusa: dolo per inresse personale. Quindi formalmente non ci saranno danneggiati da un crac milionario che secondo il pm Claudia Natalini è stato causato da operazioni dolose motivate da una ricerca di profitto personale
150 testimioni. È l’esito di una udienza che per il resto ha visto l’ammissione di ben 150 testimoni per la difesa dei sei imputati, alcuni dei quali nomi eccellenti, accusati in concorso di bancarotta fraudolenta: Laura Ferrari, figlia dell’ex direttore finanziario Coop Estense Vincenzo (anche lui imputato) e il costruttore Pierino Mazzola, i legali rappresentanti del Consorzio Mattone. Gli altri imputati sono Daniela Varrini, Lidia Coletta, Gioconda Pellegrini (Cicla mino) e Sonia Zanella (Opera).
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Tre cooperative liquidate. Il processo iniziato ieri si occupa solo del crac della cooperativa Casamia, la coop che aveva associato un centinaio di famiglie intenzionate a costruire una casa a Vignola, così come a San Cesario e a Sassuolo e che ha coinvolto altre due coop di costruzione (Casaeffe e Progetto Casa), tutte presiedute da Isabella Pini, all’epoca dei fatti presidente provinciale dell'Unci (Unione Nazionale Coop Italiane), nonchè le cooperative Il Mattone, Ciclamino, Alfa e Opera. Nel 2009 si scoprì il grave dissesto economico delle tre cooperative andate in liquidazione coatta amministrativa, ma il Ministero dello Sviluppo Economico aveva nominato nel 2009 come commissari liquidatori parenti e collaboratori della presidente delle tre coop, Isabella Pini Ferrari di Modena, nominata l’anno prima a Lugano “donna dell’anno” per la sezione “Manager & Impresa” e nota filantropa. Lei e gli altri imputati sono accusati di aver ottenuto finanziamenti milionari da banche per progetti mai realizzati che hanno coinvolto anche privati.
L’avvocato che rappresentava numerose famiglie danneggiate ottenne la revoca ministeriale dei tre liquidatori, la nomina di un nuovo liquidatore e al tempo stesso l’avvio di un accertamento della Procura per bancarotta fraudolenta, che oggi viene quantificata in 20 milioni di euro. L’indagine ha portato al processo appena iniziato. Prossima udienza il 22 febbraio 2017.
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