«Edilizia, ricetta per uscire dalla crisi»
Stefano Betti: lotta alla burocrazia e all’illegalità. «Terremoto, resta il grande problema del ritardo nei pagamenti»
«C’è tantissimo lavoro da fare». Si è presentato così Stefano Betti, modenese, nuovo presidente regionale dell’Associazione nazionale costruttori edili. Un settore che, negli ultimi anni, è entrato in crisi anche (o meglio, soprattutto) in Emilia Romagna. I dati aiutano a spiegare meglio la situazione. Dal 2007 al 2014 i permessi per costruire in regione sono meno - in percentuale - della media italiana. Ancora peggio se si guarda a due anni prima: dai 34.434 del 2005 si è passati ai 3.409 del 2013, con un calo del 90,1%. Dall’inizio della crisi oltre un sesto delle imprese è uscito dal mercato: dalle 60.066 del 2008 si è passati alle 49.964 di tre anni fa. Secondo un’elaborazione dello scorso anno, gli occupati si sono ridotti di circa 31mila unità. Gli investimenti complessivi sono diminuiti di 64 miliardi di euro.
Una prospettiva non certo rosea con cui si dovrà confrontare colui che ha retto le sorti dell’Ance Modena dal 2008 al 2014. «Abbiamo ottenuto molti risultati - ha assicurato Betti - e il lavoro sul sisma è stato fondamentale per condurre il sistema alla maggiore valorizzazione possibile e ai pagamenti della ricostruzione». Un lavoro che non è ancora a un terzo a quasi tre anni dal terremoto. «Sostanzialmente abbiamo cantieri conclusi per circa il 30% di quelli cui sono stati assegnati i contributi. C’è il grande problema del ritardo nei pagamenti e delle procedure particolarmente sofisticate».
La burocrazia è vista come un ostacolo da evitare, pur nella difesa della legalità. «Abbiamo intenzione di portare avanti i principi di legalità - ha ripreso Betti - con trasparenza e fermezza. Altrimenti si configura come minimo una concorrenza sleale per poi arrivare a vicende penali. Stiamo lavorando con la Regione, dando forte rilievo al ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione: aspettiamo i provvedimenti definitivi. Siamo favorevoli a controlli veri, cercando di evitare un aumento della burocrazia». Il nuovo presidente ha messo in cantiere almeno due tavoli: «Dialogheremo con la Regione sulle nuove leggi per l’urbanistica - ha ripreso l’imprenditore 51enne - e terremo un dialogo costante sul consumo del suolo e la rigenerazione degli edifici». Per il secondo punto, si pensa a un sistema premiale «altrimenti difficilmente si potrà progredire».
Il neo presidente dell’Ance regionale si concentra anche sulla Bretella Campogalliano-Sassuolo e sulla Cispadana, incompiute croniche anche se nel secondo caso è stato annunciato uno sblocco da parte del governo. Valgono in generale le promesse del governatore Stefano Bonaccini, che ha parlato di flop della sua giunta se i cantieri non apriranno entro questa legislatura: «Le dichiarazioni di Bonaccini sono state viste da noi con favore - ha rimarcato Betti - dato che le grandi opere sono indispensabili per i cittadini e per il sistema delle imprese. Ma sono opere di grande complessità, alcune soluzioni devono ancora essere trovate. Le opere viaggiano a passi diversi, su alcune (Bretella) si stanno discutendo i percorsi; su altre (Cispadana) auspichiamo che i ministeri competenti e la Regione siano in grado di sbloccare la situazione».
Ci sono anche dati positivi dal 2014 al primo semestre 2015. Come l’aumento del 151% dei finanziamenti alle imprese in edilizia non residenziale. O il 52,9% di mutui per l’acquisto delle case. Ancora, il 3,1% di compravendite residenziali, dopo il crollo del 58,9% dal 2006 al 2013. «Nonostante la crisi del settore - ha concluso Betti - rappresentiamo ancora il 10% del Pil regionale».
Gabriele Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
