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LA PAROLA AI RAGAZZI

«Il futuro ora è in mano a noi: per questo non bastano i libri»

«Il futuro ora è in mano a noi: per questo non bastano i libri»

L’opinione è unanime tra i ragazzi: vale la pena conoscere, partire e vedere i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. A settant'anni di distanza dalla Shoah ci si chiede il senso di questo...

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L’opinione è unanime tra i ragazzi: vale la pena conoscere, partire e vedere i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. A settant'anni di distanza dalla Shoah ci si chiede il senso di questo viaggio. Ci si chiede, infine, come i ragazzi abbiano accolto questa opportunità. Gli studenti affollano l’ex Campo Fossoli: alcuni suonano la chitarra, altri sistemano le valigie, tantissime, per l'imminente partenza. Cosa si aspettano da questo viaggio? Martina Stancari parte dall'Istituto Guarini: «Mi aspetto emozioni forti, sono contenta di essere stata scelta».

«Credo che il viaggio sia molto importante - continua - per evitare che accadano cose simili in futuro». È su questo che insistono in molti: il futuro. Alice Garagnani frequenta l'Istituto Paradisi di Vignola: «Il senso è proprio quello di ricordare cosa accadde quando noi non c'eravamo - dice - Il futuro è in mano a noi». «Partire tutti insieme - dice Francesco Ferrari dell'Istituto Cavazzi Sorbelli di Pavullo - crea un'unione tra di noi, per evitare che la memoria si disperda». Tutti hanno accettato con entusiasmo la possibilità di partire: «Erano anni che lo volevo fare e non ne ho mai avuto la possibilità: sono felice di potermi confrontare con questo volto della storia, anche se sarà dura». Lara Damato viene dal Guarini ed è tra i più “anziani” del viaggio. Bocciata qualche volta, ha gli occhi pieni di entusiasmo e conferma quello che dicono i professori presenti alla cerimonia sulla scelta dei ragazzi: niente curriculum scolastico, prima di tutto si tratta di un’esperienza umana. Cosa sanno tutti questi studenti di Auschwitz? Moltissimo. I programmi scolastici, quasi dimenticando cosa è successo dopo, si fermano tutti alla Shoah. Eppure, guardare coi propri occhi rimane un'esigenza. Su questo, concordano tutti: «Abbiamo studiato la seconda guerra mondiale e la Shoah fino allo sfinimento, - dice Jacopo Benedusi dell'Istituto Galilei di Mirandola - ma guardare coi propri occhi è un'altra cosa». Un'altra esperienza, si potrebbe dire.

Luca Borsari, suo compagno di scuola, concorda: «Non possiamo pensare di farci bastare il libro di storia per una pagina del genere». (apdl)

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