Gazzetta di Modena

Modena

La madre dell'uomo picchiato a Modena: «Ora chiedo giustizia per mio figlio»

La madre dell'uomo picchiato a Modena: «Ora chiedo giustizia per mio figlio»

«È stato massacrato per aver difeso un'amica: un braccio rotto, volto tumefatto e un piede quasi staccato. Il colpevole deve restare in carcere»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Quando, ho letto, sulla Gazzetta di Modena, che l’uomo che ha rovinato la vita a mio figlio è stato arrestato, non sono riuscita ad esultare. Lo sa perchè? Perchè mi sono subito resa conto che nessuna pena sarà inflitta a quell’ “animale” che si è selvaggiamente accanito su mio figlio».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.13131520:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2016/03/15/news/difende-l-amica-e-venne-massacrato-al-frozen-di-modena-arrestato-l-aggressore-1.13131520]]

La voce ancora rotta dall’emozione nel ripercorrere quello che, dalle sue parole, è un vero calvario dal quale il figlio non è ancora uscito è la mamma dell’uomo brutalmente pestato la sera del 30 dicembre scorso al Frozen. Il figlio, un quarantenne, è stato picchiato da un sudamericano, che ha reagito così all’invito di smetterla con le pesanti avances nei confronti dell’amica, durate tutta la serata all’interno del locale.

Un nobile gesto che, il quarantenne rifarebbe, ma che ha tuttavia aperto la porta a un percorso di sofferenze e dolori.

Dopo essere stato aggredito a pugni e calci, con l’aggressore che continuava ad infierire su di lui anche quando era a terra svenuto, il figlio della donna è finito al Pronto Soccorso e qui è emersa la gravità dell’accaduto.

«Sono arrivata all’ospedale e ho trovato mio figlio con il volto tumefatto, un braccio fratturato , una gamba ferita e, la cosa peggiore, con il piede destro, di fatto, quasi staccato dalla gamba. - racconta - Tanto che d’ora in poi non potrà più fare a meno dei perni in metallo per tenerlo saldo che gli assicureranno la possibilità di poter tornare a camminare».

Un’immagine rimasta indelebile. «Sono ormai quasi tre mesi che piango ogni giorno, nel vedere mio figlio che porta ancora i segni di quella notte e che purtroppo nessuna pena carceraria, inflitta al suo aggressore, potrà mai cancellare. In questi mesi, mio figlio ha passato le pene dell'inferno. Penso al dolore dell’ intervento alla rimozione dei punti in metallo alla gamba. Quella sera al Pronto Soccorso il corridoio dell'ospedale era pieno di persone che si sono commosse per lui, nel vedere in che condizioni me lo hanno ridotto. Da fine dicembre è rimasto due mesi in carrozzina, la scorsa settimana ha finalmente iniziato a muoversi con l’ausilio delle stampelle. Passa da una seduta di fisioterapia al braccio a quelle per la gamba in piscina. E il percorso è ancora lungo. Queste le pene fisiche, alle quali vanno aggiunte le problematiche economiche. Lui ha un’attività come lavoratore autonomo. Da tre mesi ha dovuto sospendere il lavoro. Quindi è fermo».

La signora, che preferisce non sia divulgato il suo nome, prosegue spiegando come d’ora in poi il suo approccio nei confronti del “prossimo” e degli stranieri non sarà più lo stesso. «Lo so, è brutto a dirsi, io sono sempre stata accogliente con tutti. Specie le persone straniere in difficoltà. Oggi il mio approccio è radicalmente cambiato. Se quella persona non fosse stata estradata in Italia, oggi mio figlio non sarebbe in queste condizioni: con ferite che lasceranno il segno per tutta la vita. L’unica possibile consolazione può essere la giustizia, una una giustizia vera».

E conclude con un doppio appello: «Mi rivolgo alla Giustizia: fate sì che non succedano più episodi del genere, che nessuna mamma debba passare quello che sto affrontando io. E ai gestori dei locali chiedo più controlli nei loro locali pubblici; non dobbiamo tenere segregati i nostri figli perché in giro c’è gente senza scrupoli. Ho fiducia nella Giustizia spero di non dovermi ricredere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google