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Martina Ronchetti a passo di danza fino a Notre Dame

di Serena Fregni
 Martina Ronchetti a passo di danza fino a Notre Dame

La modenese nel musical di Riccardo Cocciante «Un sogno fin da piccola, ancora fatico a crederci»

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MODENA. «Un sogno che si avvera». È l'unica risposta che Martina Ronchetti, giovane ballerina modenese, riesce a dare quando le viene chiesto: «Come ti senti?». Il sogno in questione riguarda un musical che la giovane amava guardare e riguardare fin da quando era piccola e che adesso potrà vivere in prima persona direttamente dal palcoscenico, dove ballerà sulle note di “Notre Dame de Paris”. Martina racconta come è stato possibile partecipare alle selezioni dove erano più di duemila i ballerini in corsa, per i dodici posti disponibili, tutti molto competitivi e preparati. Dopo due selezioni presso la sede centrale di Roma, Martina è rientrata a Modena, a casa sua ovvero la scuola di danza “La capriola”, dove ha imparato le basi della danza, un luogo che, quando lo cita, le fa illuminare gli occhi: «La scuola mi ha insegnato tutto, dagli insegnati agli allievi, sono stati essenziali per il mio percorso». Senza mai demordere Martina ha aspettato e sperato fino a quando è arrivata la chiamata «L'abbiamo presa». Ecco, adesso Martina è già in preparazione per il tour dello spettacolo che partirà ufficialmente domani dal teatro LinearCiak di Milano con il cast originale e le musiche firmate da Riccardo Cocciante fino a settembre con date in tutta Italia.

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Martina, come è nata la tua passione per la danza?

«Ho iniziato da piccolissima, poi ho continuato fino a dieci anni però sempre in maniera amatoriale. Piano piano ho iniziato però a capire che era qualcosa di più. Fino a 10 anni ho fatto sempre e solo danza moderna dopodiché sono partita anche con la classica perché è necessaria ed è la base della danza. Così ho intrapreso anche con il classico e contemporaneo, tutti i giorni in questo modo fino al diploma poi sono andata a Roma a studiare alla Daf mentre frequentavo anche l'Università perché sono consapevole che la carriera della ballerina è corta e che ci vuole una grande preparazione e versatilità».

Dopo?

«Ecco, qui viene il bello perché dopo la scuola di ballo devi iniziare a trovare ingaggi e da lì si parte con le audizioni, ho cercato soprattutto in Italia poi sono stata presa in una compagnia spagnola e sono partita per due mesi in Spagna per uno spettacolo che è andata in scena in Svizzera, è stata davvero un bellissima esperienza, di quelle che ti cambiano la vita. Quando sono tornata in Italia e ho visto che c’erano le audizioni per Notre Dame mi sono detta che non potevo non provare. Era il mio sogno da quando ero piccola, avevo il dvd e lo sapevo a memoria così sono partita per Roma e ho fatto il provino, tre giorni di audizioni».

Descrivici il momento in cui ti hanno detto “Ti abbiamo presa”.

«Indimenticabile - svela Martina emozionatissima - ero a fare lezione a scuola, mi hanno chiamata dicendomi “Ciao Martina, siamo della produzione di Notre Dame volevamo dirti che ti abbiamo presa”, ecco io sono scoppiata a piangere e non ho più capito nulla, mi sembra ancora un sogno».

Quali sono le difficoltà di questo lavoro? Come si diventa “bravi” ballerini?

«La maggior parte dei ballerini insegnano e fanno audizioni, stage. È molto difficile e ci sono poche compagnie ma non si deve mai demordere e andare dritti per la propria strada. A volte, anche se le difficoltà sono tante, non si deve mai mollare, è tutto lì il trucco, crederci, sempre».

Quindi la danza è una filosofia di vita per te?

«Da una parte credo che sia scuola di vita perché ti insegna disciplina e rigore, sia con te stesso che con gli altri e dall'altra è una filosofia di vita perché comporta tanti sacrifici e rinunce però ne vale la pena perché quello che si prova quando sei sul palco è un'emozione unica, un misto di adrenalina e felicità».

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