«Il Palazzaccio diventerà il polmone della città»
Il sindaco Pistoni si sbilancia sul futuro dello stabile di via Circonvallazione «Cerchiamo i fondi per abbatterlo e creare un’area verde alle porte del centro»
Qual è la situazione odierna per il “palazzaccio” di via Circonvallazione 189, tristemente noto alcuni anni fa per essere diventato luogo di spaccio e di malaffare? Quale futuro per la struttura e per l’area, che in alcuni ambienti conteneva anche la moschea di riferimnento dei musulmani dell’associazione El Huda, ancora oggi condannatati alla preghiera in strada, dopo lo sgombero forzato (in seguito ad un incendio) nel gennaio del 2009 dell’edificio che si estende per circa 73 metri di lunghezza e 11 metri di profondità, circa sette metri è l’altezza, composto da 80 appartamenti, 19 locali adibiti ad esercizio commerciale e 25 garage? Gli immobili sono di 82 proprietari diversi, dei quali solamente una decina italiani. Al contrario delle apparenze da parte dell’amministrazione comunale c’è un lavoro su più tavoli per capire se il futuro è demolizione o ampio restauro dell’esistente.
«Stiamo lavorando – dice il sindaco Claudio Pistoni – seguendo parallelamente due strade, entrambe di nostro interesse ma di differente praticabilità. La prima è quella di trovare un acquirente interessato a rilevare la proprietà dell’intero immobile per poi trasformarlo in un edificio a carattere commerciale. Ovviamente, vista la zona, la tipologia commerciale del nuovo edificio dovrà essere simile a quella di altre aree già presenti sulla circonvallazione: concessionari di automobili in particolare. Una strada difficilmente praticabile non tanto per lo stabile in sé, che è in una posizione interessante e di una metratura tale da essere appetibile, quanto dai tanti proprietari presenti. Diverse persone si sono fatte avanti per sondarne l’acquisto, salvo poi spaventarsi di fronte ad 82 proprietari differenti con cui trattare. La seconda strada, invece, potrebbe sfruttare un finanziamento, di circa 150 mila euro, che ancora abbiamo relativamente al vecchio progetto di Stu: la società di trasformazione urbana che, secondo i piani del 2009, avrebbe dovuto includere il Comune nell’assetto proprietario e trasformare radicalmente l’immobile in una nuova palazzina. Da allora è cambiato il mondo, in particolare il mercato edilizio, tanto che abbattere per poi ricostruire non è più assolutamente conveniente tanto per il Comune quanto per i singoli proprietari». Speranze di un ripristino? «L’idea - conclude Pistoni - è quella di accantonare ulteriori somme da aggiungere a quei 150 mila euro di finanziamento per poi andare ad acquisire gli immobili ed avviare un’operazione urbanistica. L’operazione porterebbe all’abbattimento dell’immobile e alla realizzazione di un’area verde non attrezzata, un polmone alle porte del centro che fungerebbe da area di completamento urbana».
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