Marchionne: «Ferrari resta qui Maserati? È già andata via...»
Il numero uno di Fca, ospite dell’ateneo, non gira intorno al problema dello stabilimento di via Menotti «Il Tridente ha delineato le sue attività produttive al di fuori. Qui si fanno solo le vetture particolari»
“Gaudeamus”, “godiamo” canta il coro dell’università, come da tradizione, aprendo l’anno accademico numero 840 dell’ateneo di Modena. Ma ieri, per Modena, raccolta nell’auditorium Biagi c’era motivo per rallegrarsi e anche per preoccuparsi.
Il protagonista è stato Sergio Marchionne, presidente di Ferrari e Cnh e ad di Fca, a cui era stata affidata la lectio magistralis che ha finito per toccare i temi di più stretta attualità che più gli competono, dalla Ferrari prossima al Mondiale allo stabilimento di Maserati, con lo spettro cassa integrazione. E non è un caso che arrivi su una Ferrari rossa e venga accolto dal piccolo presidio della Fiom che lui evita accuratamente, come non replica alla decina di studenti che lamentavano la sua presenza: «L’università deve essere libera, non fanno entrare noi e lui che sfrutta gli operai sì».
Dentro all’aula Biagi - «la sua figura ricorda a tutti noi che ci saranno sempre forze di resistenza al cambiamento», dirà poi Marchionne - si affronta iun pezzo del futuro motoristico di Modena.
Si fa fatica quasi a definirlo ospite perchè in realtà Marchionne è a Modena e dintorni molto più spesso di quanto non si pensi. E lui, in effetti, si sente a casa. L’aria accademica l’ha respirata anche lui, non nega di parlare da leader, dispensa citazioni e consigli. Parte con Mark Twain, si concentra su Haruki Murakami, finisce con Paulo Coelho non prima, però, di corteggiare, anche solo per rispetto, i laureati modenese, invitandoli a presentarsi ad Fca, per «sognare insieme». Era a suo agio, e sarà per questo che nel concedersi ai giornalisti non si risparmia, tanto da affondare il colpo sulle questioni internazionali, dai disordini del Brasile a Donald Trump, e su quelle locali.
Ferrari una sicurezza. «Vorrei spendere due parole per la decisione di quotare la Ferrari in Borsa, con la scissione dal resto del gruppo. Voglio farlo perchè so cosa significhi Ferrari per chi lavora qui. La Ferrari è Modena, la Ferrari è Maranello. L'avete sempre considerata vostra come un patrimonio collettivo di questa terra. Sarei un ingenuo se non sapessi che la quotazione di Ferrari in Borsa non è stata accolta con le fanfare qui a Modena? È la reazione di fronte ad un figlio che diventa grande e ci sta lasciando. Sono venuto a dirvi che non è così. Se abbiamo deciso di portare la Ferrari in Borsa è per assicurare un profilo internazionale, renderla più attraente per gli investitori di tutto il mondo, darle prospettive ancora più solide. Quello che Ferrari sta facendo è diventare ancora più forte, più consapevole del proprio valore e delle proprie capacità. Ma se c’è una cosa che posso garantirvi è che questa terra è e resterà il punto di riferimento anche per la Ferrari di domani».
Attesa Formula 1. «Vi posso anche garantire che faremo tutto il possibile per rispettare la nostra storia di team più vincente della Formula Uno. Abbiamo un unico vero obiettivo davanti a noi: riportare il titolo a Maranello. Non so quando succederà, ma voglio assicurarvi - ha concluso - che noi ci proveremo da subito».
I dubbi su Maserati. «Resta a Modena? Maserati ha già delineato le sue attività produttive al di fuori di Modena: produce a Grugliasco, produce a Mirafiori adesso col suv Levante... Ovviamente lo stabilimento di Modena non è mai nato per fare grandi volumi. La verniciatura viene da Ferrari, ad esempio. Quell’attività là- continua Marchionne con riferimento al sito locale del Tridente - si può fare solo per vetture di un certo calibro. Non si potrebbe mai costruire il Levante qui a Modena, non c'è la struttura per farlo». Insiste Marchionne sullo stabilimento modenese di Maserati: «Qua continuiamo a fare la 4C e vetture di quel calibro, non è uno stabilimento attrezzato con la verniciatura. È uno stabilimento molto particolare per vetture particolari».
Il confronto con Fiom. Sui sindacati, sempre preoccupati per il destino della produzione locale, non usa giri di parole: «Al posto dei sindacati mi preoccuperei più di quanta gente stiamo assorbendo come sistema italiano. Assumiamo 200 persone alla volta».
Il “Marchionne pensiero”. Ieri ne aveva per tutti. Confindustria? «La lotta per la poltrona di presidente non ci interessa». Trump? «C’è un processo in America che io non mi aspettavo, non credo se lo aspettasse nemmeno Trump: è da vedere dove porta, non credo che sia finito». E poi Renzi: «Io di persone con quel coraggio lì in un Paese come questo negli ultimi 15 anni non ne ho mai viste. Non dobbiamo condividere tutte le scelte che fa, però sta cercando di portare avanti il Paese».
@dvdberti
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