Prignano, da dieci anni insegue il tesoro del papà fornaio
È convinto che il padre, «un fornaio che ha solo lavorato senza mai concedersi nulla» avesse messo da parte una fortuna. Un ingente patrimonio che però alla morte del genitore non ha...
PRIGNANO. È convinto che il padre, «un fornaio che ha solo lavorato senza mai concedersi nulla» avesse messo da parte una fortuna. Un ingente patrimonio che però alla morte del genitore non ha trovato da nessuna parte. Per questo il 54enne Mario Mazzacani sta conducendo un braccio di ferro con la banca dove il padre Gino aveva un conto corrente dal 1960.
Il 25 ottobre scorso il giudice del tribunale di Reggio Nicolò Stanzani Maserati ha emesso un decreto ingiuntivo nel quale chiede al Banco Popolare copia dei saldi attivi e passivi, lista delle operazioni e copia delle movimentazione di un conto corrente aperto dal fornaio di Prignano sulla Secchia (Modena) nella filiale di Cerredolo di Toano.
La banca si è però opposta a questo decreto. «L’istituto di credito ha risposto - dice l’avvocato Nino Giordano Ruffini, che assiste il figlio del fornaio - dicendo che quel conto corrente è di fatto privo di cespiti dal 1993. Ma questa sarebbe comunque un’anomalia, perché in assenza di soldi, in base alle disposizioni della Banca d’Italia, l’anagrafica andava chiusa. Invece il conto corrente è stato chiuso soltanto nel ottobre del 2004, un mese dopo la morte del signor Mazzacani».
Il figlio del fornaio sostiene che il padre l’avesse informato di avere un ingente patrimonio, accumulato in anni di duro lavoro. Gino Mazzacani, nato nel 1919, aveva aperto il suo forno nel 1953 a Saltino di Prignano. Il figlio non si capacita di come al momento della morte non siano stati trovati risparmi significativi, se non un conto alle Poste dove c’era la pensione dell’uomo. «Mio padre faceva il fornaio quando a fare il pane si facevano i soldi. E in paese tutti sapevano che lui aveva i soldi quando gli altri non li avevano».
Perché l’anziano fornaio si non si preoccupò di informare i familiari sulla esatta consistenza del patrimonio e sulla sua ubicazione? «Perché aveva sempre gestito tutto lui, in modo riservato e la morte è avvenuta il primo settembre 2004 improvvisamente per problemi di cuore».
Mario Mazzacani crede che l’ingiunzione del tribunale possa chiarire una volta per tutte la situazione. «Se mio padre ha portato i soldi all’estero, ad esempio nella filiale del Lussemburgo della banca, deve esserci qualche traccia, ad esempio un mandato nella sede generale dell’istituto». Il giudice ha infatti chiesto che siano mostrati carteggi e contratti, se esistenti, relativi al conto corrente.
Ieri dalla banca hanno preferito non commentare la vicenda.
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