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Protezione civile Modena: ecco le "Nutrie" squadra speciale per alluvioni

di Saverio Cioce
Protezione civile Modena: ecco le "Nutrie" squadra speciale per alluvioni

Nato a Modena, unico team in regione, con volontari specializzati in tecniche subacquee e alpinistiche

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MODENA. Un nucleo superattrezzato nelle emergenze per le alluvioni e in grado di mettere in sicurezza i volontari che lavorano sugli argini in caso di piena.

È questa la filosofia che ha messo insieme le competenze di subacquei e alpinisti per organizzare il primo gruppo di soccorso anfibio dell’Emilia Romagna e che fa capo alla Protezione Civile. L’alluvione del febbraio 2014, con una gestione dell’emergenza che ha mostrato i limiti di un intervento che ha rincorso a fatica la piena del Secchia, ha fatto scattare la molla. Due anni dopo quel disastro l’idea di mettere insieme i migliori mezzi, le migliori tecniche e personale più che preparato è diventato una realtà che sarà a disposizione per tutte le emergenze.

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Ieri il debutto ufficiale della Squadra di Sicurezza Fluviale che ha scelto come simbolo la nutria, animale simbolo accusato di essere la causa delle gallerie che hanno indebolito gli argini. Per l’occasione, ai laghetti Albone di Campogalliano, sono arrivati anche decine di volontari con le divise fluorescenti, con una forte rappresentanza dalla Bassa.

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Un’avanguardia, la loro, che rappresenta però 700 volontari di Protezione Civile in tutta la provincia e sono il capitale umano da preservare in caso di emergenza. Sotto la pioggia battente, di notte, con la sola luce delle fotoelettriche e in mezzo al pantano di argini ripidi e viscidi, basta poco per mettere il piede in fallo e finire in acqua, con la corrente che fila via a venti km all’ora e magari in mezzo ai tronchi che galleggiano.

Il team dei dodici uomini che compongono la Squadra di Sicurezza Fluviale sono a loro modo dei commandos che entrano in azione a fianco della prima linea che lavora gomito a gomito tra l’acqua e la terra. Preparati fisicamente, capaci di muoversi in sicurezza nelle correnti con funi speciali e sacche di galleggiamento, sono in grado di ancorare i colleghi in emergenza.

Ricordate le immagini del gigantesco telo, messo dopo ore di fatiche a fare da primo tappo per deviare la furia delle acque dalla falla di Bomporto?

La lezione è servita. Ora l’approccio che guida l’intervento privilegia la rapidità, quando i buchi sono ancora piccoli.

Così ieri il gruppo di Protezione Civile ha simulato una manovra di scuola, anche se con il beneficio del sole e della temperatura mite. Quindi trasporto di gruppo del telo standard oltre i sei metri e con un peso di mezzo quintale, posizionamento di ancoraggi fissi al terreno, ai tronchi degli alberi e al fuoristrada al seguito, caricamento con sacchi zavorrati di terra e poi srotolamento finale sull’argine.

«In condizioni estreme c’è sempre il rischio della caduta in acqua - spiega Gianluca Ugoletti, coordinatore della squadra e con esperienze ventennali tra soccorso alpino ed esperienze alpinistiche - La vigilanza idraulica e l’intervento dei volontari devono avvenire in sicurezza». «Le competenze di chi è specializzato in campo subacqueo - aggiunge Luigi Reggiani, presidente Sea Sub - fanno il paio con quelle di chi è esperto in tecniche di alpinismo per garantire i soccorsi su tutte le calamità con ogni tempo».

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