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Due coniugi regalano il centro trapianti al Policlinico di Modena

di Gabriele Farina
Due coniugi regalano il centro trapianti al Policlinico di Modena

A Modena Otello Burani e Maria Giovetti hanno realizzato il loro sogno: due milioni di euro per degenza chirurgica e i malati di fegato

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MODENA Un’inaugurazione che lascia «senza parole». Al Policlinico ieri è stato tagliato il nastro per il nuovo reparto di Degenza chirurgica ad alta intensità e Centro trapianti di fegato. Si trova nel corpo C della struttura ospedaliera di via del Pozzo. All’interno, già da mercoledì 9 marzo, sono stati disposti 28 posti letto. Tra i numeri ce n’è uno che impressiona: due. Sono i milioni di euro donati da Otello Burani e Maria Giovetti a inizio 2013 per la realizzazione.

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LA DONAZIONE I lavori sono partiti nell’agosto 2014. «Mi sono recato poche volte in cantiere - ha ricordato Otello, trepidante - perché avevo piena fiducia nel Policlinico. Non vedevo l’ora di veder terminato il progetto. Ora sono rimasto senza parole da quanto è bello. Avevo fretta di vederlo nascere, non avevo idea di come sarebbe stato. Averlo visto realizzato è eccezionale: un lavoro così non me l’aspettavo».

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IL DRAKE Un’anticipazione della magnanimità l’aveva ricevuta Enzo Ferrari. Il Drake l’ha conosciuto dopo essersi affermato nelle vernici per carrozzerie. Correvano gli anni ’60 e la Rossa aveva da poco più di un decennio a correre in Formula Uno. «Ricordo ancora quando il Commendatore mi chiese come intendevo investire il denaro che guadagnavo - ha ripreso il benefattore - non avendo eredi diretti. Gli risposi che li avrei utilizzati per fare del bene».

Così avrebbe fatto dopo circa mezzo secolo grazie a una visita provvidenziale in ospedale. «È scattata dentro di me la scintilla - ha ribadito Otello - ed ho capito che avremmo potuto fare qualcosa d’importante per Modena, una terra che ci ha dato tanto. Parlavo con gli infermieri e con tante persone all’interno. Capii che il reparto trapianti era l’unico in difficoltà. Allora m’è balenata l’idea che era il reparto che dovevo aiutare. Ho capito che l’ospedale aveva bisogno di un rinnovato Centro trapianti e non ho avuto più dubbi: una volta presa la decisione mi sono trovato bene, mi sono sentito leggero».

L'OPERA L’entusiasmo è stato trasmesso alla moglie. «Ha deciso di realizzare un progetto che non c’era a Modena - ha assicurato Maria - e ho detto mi fido di mio marito. Avremmo aiutato tante persone se ce l’avessimo fatta».

«Se non ci fosse stata la Bper - ha ammesso lo sposo - sarebbe stata difficile arrivarci». Con una società del gruppo, l’istituto di credito ha messo a disposizione un fido bancario o trust secondo la dicitura anglosassone».

«Ha parlato il linguaggio della fede e della misericordia» ricorda don Erio. Il vescovo ha benedetto ieri la struttura e le persone che lavorano nel nuovo reparto. Sono loro a rendere possibili operazioni che fino a qualche anno fa sarebbero apparse impossibili se non con un intervento divino.

«Senza un ottimo chirurgo, come quelli presenti a Modena, i trapianti non avrebbero buoni risultati - ha ammesso Alessandro Nanni Costa, direttore generale del Centro nazionale trapianti - ma ciò accadrebbe anche senza infermieri, senza le persone che lavorano in sala operatoria, i portantini, gli autisti».

«La qualità dei professionisti - ha sottolineato il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, apprezzando la donazione di Otello e Maria - è la garanzia che i soldi da voi investiti non vadano a finire in qualcosa che non serva alla comunità. Il nostro compito è garantire la nostra straordinaria sanità».

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