Gazzetta di Modena

Modena

«Malati di diabete curati in corridoio: ora basta»

di Gabriele Bassanetti

Lettera aperta dell’associazione Star Bene al direttore della Ausl Annichiarico: «Situazione insostenibile all’ospedale: la privacy dei pazienti è del tutto violata»

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Protesta con forza l’associazione Star Bene, che segue i malati di diabete nel distretto sassolese, in una lettera aperta che il suo presidente, Patrizia Barbolini, ha scritto al direttore generale dell’Ausl di Modena Massimo Annichiarico.

Il motivo: le condizioni inadeguate degli spazi in cui i malati di diabete vengono seguiti e assistiti. Sembrava una sistemazione provvisoria, in procinto di cambiare con il rientro di numerosi servizi a Villa Fiorita risanata dalla formaldeide, invece non è così.

L’associazione a questo punto non aspetta più e protesta: «È giusto che tutti i diabetici e i cittadini sappiano le ragioni per cui la sede della Diabetologia del Distretto, ancora dopo 5 anni dalla richiesta, debba restare sul corridoio di passaggio tra il Cup, la Saub e la Hall dell’ospedale, il Cip e le casse, il ritiro referto e il punto informazione, il punto ristoro e la farmacia. La Diabetologia e i suoi operatori lavorano in corridoio, sono costretti a inventare degli escamotage per non violare la privacy dei pazienti per non dire davanti a chi passa i cognomi dei malati che sono in attesa di fare lo stick, una curva da carico, o ritirare i presidi. Persino gli infermieri, che entrano ed escono dagli ambulatori, devono stare attenti ai carrelli della farmacia e della biancheria in transito, trattandosi di uno dei corridoi di collegamento e di maggiore passaggio di persone e di servizi. La nostra associazione ha sollevato il problema della privacy da 6 anni circa, chiedendo a suo tempo formalmente la possibilità di rivedere la collocazione della Diabetologia, che ora è collocata parte, quella predominante, nel corridoio sopra menzionato, ma ancora parte, e con ulteriori disagi, in altri ambulatori (medicazioni ulcere ad esempio) presso l’area Cup e prelievi».

Uno spazio alternativo ci sarebbe, ma adesso sembra sfumato: «L’unico spazio - continua Patrizia Barbolini - che avrebbe potuto contenere tutti i servizi della Diabetologia era ed è ancora al quarto piano, a fianco del Day ospital oncologico. Sono stati 5 anni di attesa, non contestiamo il fatto che per primi sono stati ospitati i pazienti psichiatrici, poi i degenti della casa di riposo Casa Serena, poi i terremotati dell’area di Carpi ed infine la Neuropsichiatria infantile che si trovava nell’edificio della ex Villa Fiorita, a causa del problema formaldeide. In questi giorni ci siamo però sentiti dire che la Neuropsichiatria infantile resterà presso la palazzina dell’ospedale al quarto piano. Francamente, la nostra indignazione è fortissima essendo noi stati i primi a chiederlo, ma anche la frustrazione: abbiamo sentito tutta l’inutilità del nostro lavoro, la mancanza di considerazione per quello che abbiamo come associazione per i pazienti cronici, per i giovani diabetici, per i gruppi di auto aiuto, per gli obesi e i border-line bisognosi di terapie e interventi individualizzati. Nell’ultimo incontro – conclude la Barbolini – ci ha detto quanto è importante il ruolo delle associazioni, e che ogni paziente recuperato è un risparmio per l’azienda. Abbiamo misurato la scarsa credibilità di quelle affermazioni. Forse invece hanno ragione i nostri soci quando mi dicono che i malati di diabete sono solo una fonte di guadagno per le case farmaceutiche, che sono troppi e quindi di peso».

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