Gazzetta di Modena

Modena

Nel campo del grande sterminio

di Alessandra P. De Luca
Nel campo del grande sterminio

L’impatto con Birkenau e i forni crematori poi canti, chitarre e gli strisconi

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Intorno a Birkenau ci sono graziose villette colorate e recinti coltivati. Sullo sfondo, una foresta di betulle e un binario morto che porta a quell’entrata lunga e orizzontale fatta di mattoni, quella che conosciamo tutti. Sul binario, poco prima dell'entrata, hanno lasciato un vagone di legno a mò di souvenir. Intorno, le persone scattano miliardi di foto da miliardi di angolazioni. La rotaia, la ruota, la porta, la trave del legno. A Birkenau non ci sono teche piene di capelli, ma in qualche modo anche Birkenau è un museo. Anche qui, chi entra è costretto a chiedersi come si costruisce la memoria, se è giusto costruirla così. I ragazzi modenesi che ieri hanno visitato il sito continuano a credere che sì, è il modo giusto: «se questo luogo fosse abbandonato a se stesso rischieremmo di dimenticare la portata di quanto accaduto», dicono.

Birkenau misura 175 ettari contro i 6 di Auschwitz campo madre, che i ragazzi hanno visitato ieri. Era già stato concepito come campo di sterminio e per costruirlo furono rasi al suolo otto paesi, dicono le guide. Intorno, al tempo, c'erano 40 chilometri quadrati di territorio disabitato trattato come zona militare, impossibile scappare. Oggi, le graziose villette che occupano quei chilometri sono abitate. Costano molto poco, non fanno gola a nessuno. «Chi non può permettersi di andarsene resta lì», dice la guida, e a chi ascolta fa uno strano effetto pensare alle conseguenze della storia più inaspettate, come le variabili su un prezzo d’acquisto di un immobile. Divisi per i gruppi, i numerosi ragazzi modenesi hanno visitato il campo camminando minuscoli nel quadrato enorme dello sterminio: i dormitori, le immagini, i resti dei forni crematori e la “sauna centrale” in fondo al campo, dove si sono fermati, rapiti, a guardare in faccia centinaia di persone in bianco e nero. La raccolta di foto trovate a Birkenau è immensa ed esposta su cinque grandissime pareti.

Dopo la visita mattutina, gli studenti sono usciti dal campo per una pausa. Intorno alle 15.30 erano di nuovo lì, armati di striscioni dipinti da loro, di corone di fiori e di chitarre. Verso le 16 si è infatti svolta la cerimonia commemorativa in fondo al campo, alla presenza di Marzia Luppi della Fondazione Fossoli e delle autorità del consiglio comunale di Carpi. Tutto sommato, mentre camminavano sulla via lunghissima che attraversa Birkenau, scherzavano come fossero a ricreazione: c'è chi si scandalizza, ma non c’era modo migliore per salutare quel luogo, per uscire dalla teca ed entrare nel campo ognuno con la sua età. Dopo i saluti di Marzia Luppi, è stato letto il messaggio del Presidente della Fondazione Fossoli Pierluigi Castagnetti: «Vi sto accompagnando con un po’ di invidia - recita il saluto - Auschwitz cambia i visitatori, anzi, i pellegrini, perché è un luogo sacro come sono sacri tutti i luoghi che hanno fatto la storia dell'uomo».

«Sacro- continuava - perchè qui l’uomo ha misurato la sua malvagità, e questo serve alla nostra intelligenza storica per fiutare ogni segno di degrado politico e morale».

Alla fine della cerimonia, un paio di studenti hanno concluso il tutto con una canzone. Chitarra e voce, qualche minuto di silenzio prima di ritornare indietro e salutare i campi di concentramento: oggi, gli studenti visiteranno Cracovia.

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