Parliamoci/ Welfare: sì, forse servirebbe il "furbometro"
Nelle cronache modenesi capita di leggere di amministratori locali che si lamentano delle scarse risorse per il welfare. Ecco cosa accade a Gattinara (Vercelli)
MODENA. Spulciando tra le cronache capita spesso di incontrare il racconto della fatica delle amministrazioni locali a far fronte al welfare: termine che comprende tutto ciò che è sostegno all’universa fatica di resistere alle difficoltà del presente.
I tagli, il venir meno delle risorse in parallelo all’aumentare dei bisogni e all’allargarsi delle fasce di cittadini costretti a tendere la mano, costringono a rivedere meccanismi di spesa e criteri di scelta: non ce n’è più per tutti, o per chiunque chieda, la spending review (sbandierata più che perseguita a Roma) diventa una realtà soprattutto se ci si avvicina a casa.
Ora, in Emilia si fatica sempre a dire a un Comune o a un sindaco cosa si potrebbe fare: una storia di buona amministrazione, servizi efficienti e redistribuzione accettabile del benessere porta spesso a pensare che meglio non si possa fare. Ma, anche a titolo di curiosità o solo come elemento di riflessione, qualche spunto può venire anche da altrove.
C’è ad esempio un Comune in provincia di Vercelli che ha messo a punto il “furbometro”: per scovare chi da un lato batte cassa in municipio per sconti, agevolazioni, esenzioni e dall’altro spende senza neppure nasconderlo in ciò che essenziale non è (o è almeno molto opinabile). Si chiama Gattinara quel posto, ha circo 8000 abitanti e non importa che casacca politica indossi chi lo governa, un giovane avvocato.
Il sistema è empirico e si presterà a mille obiezioni: però intanto dice che se spendi in pay tv una certa cifra annua è impossibile che poi tu pianga perché non riesci a pagare la mensa scolastica a tuo figlio. O che se non ti fai mancare viaggi, vacanze, telefoni, tabacchi, palestre, elettrodomestici e persino tatuaggi, è un po’ difficile accreditarti una riduzione del biglietto dell’autobus.
Certo, è un po’ ficcare il naso nella vita degli altri. Ma è un tentativo di andare oltre le cifre spesso bugiarde, al di là delle intenzioni, degli Isee. Di dare un segnale agli onesti di fronte alle nuove versioni delle piccole furbizie italiche.
Non risolverà il problema, ma male è difficile che faccia smascherare chi se ne approfitta. E magari anche aiutare chi non ha ancora fatto una gerarchia accettabile dei suoi diritti e dei suoi doveri. A comprendere.
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