Troppi cocktail pericolosi di medicine
Sono le donne sui 66 anni ad essere più a rischio: arrivano a prendere contemporaneamente cinque tipi di farmaci diversi
MODENA. Troppi “mix” rischiosi di medicinali, e non solo. Cocktail di pillole e di bustine, integratori che vanno a miscelarsi con vari tipi di farmaci e tutto questo perchè, troppo spesso, si sceglie il fai date, rimedi e pozioni nati da letture sul web. Un fenomeno che riguarda i giovani che seguono le voglie di essere sempre più “super”? No, al contrario il cocktail sono tipici delle persone più adulte.
È Federfarma Modena a segnalare il problema delle assunzioni disinvolte che sempre più si riscontra tra le persone di una certa età.
Lo si evince da una ricerca scientifica condotta da Silvia Alboni, ricercatrice dell'Università di Modena e Reggio, in sinergia con alcune delle farmacie Federfarma di Modena e provincia.
Durante i mesi scorsi, 34 farmacie hanno sottoposto centinaia di clienti ad un questionario, nel quale sono state riportate le diverse specialità medicinali e altri tipi di prodotti che i pazienti assumevano in contemporanea. Lo scopo era quello di valutare in quanti casi si potevano riscontrare le interazioni pericolose tra diverse sostanze documentate nella letteratura scientifica. In altre parole, il sondaggio aveva lo scopo di comprendere il comportamento dei cittadini-pazienti, alle prese con un consumo di farmaci sempre in crescita, che non si limita solo alle prescrizioni mediche , ma anche ad un fenomeno “fai da te” dovuto all'ampliamento delle fonti di informazione sul web. I risultati, esposti in un incontro a cui hanno partecipato non solo i ricercatori coinvolti e i farmacisti, ma anche una rappresentanza dell'azienda Usl e dell'Ordine dei medici, hanno fornito dati ottenuti su un campione vasto e rappresentato soprattutto da donne con un'età media di 66 anni. La ricerca ha dimostrato come molte persone arrivino a «consumare» con maggiore frequenza cinque differenti prodotti in contemporanea, «cifra alla quale si raggiunge una certa probabilità di interazioni farmacologiche rischiose».
Le interazioni rischiose, aggiunge tuttavia Federfarma, «riguardano quasi esclusivamente le specialità medicinali, con un consumo di integratori che risulta al di sotto delle stesse aspettative dei ricercatori».
Dunque il fenomeno non è affatto da sottovalutare.
Questa ricerca segna una svolta significativa sotto diversi punti di vista. Il primo è sicuramente il rapporto tra farmacia e paziente, dove il cittadino entra a far parte di un percorso incentrato sulla tutela della salute nel rapporto con un professionista sempre aggiornato e scrupoloso: la ricerca, infatti, ha dato la possibilità di un ulteriore aggiornamento professionale in un campo scientifico ancora controverso e poco esplorato. Sono stati gli stessi cittadini, venuti a conoscenza del progetto, a chiedere direttamente informazioni al farmacista, con il quale molte volte hanno un dialogo più diretto e completo che non con i diversi medici e specialisti a cui si rivolgono. In secondo luogo, ma non meno importante, è stata avviata una riflessione che dovrà divenire sempre più concreta sul rapporto tra medico e farmacista. Durante il progetto infatti, i casi di interazioni rischiose sono stati oggetto di segnalazione da parte del farmacista al medico curante del paziente o, nei casi più scientificamente rilevanti di eventi avversi, all'Agenzia italiana del farmaco.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
