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Una caserma nella casa del boss di Nonantola

Una caserma nella casa del boss di Nonantola

I tempi si allungano per trasferire l’Arma dallo stabile da cui era stata sfrattata. Il sindaco: «Ci crediamo, ma c'è un processo in corso che rallenta tutto»

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NONANTOLA. Era l’ottobre del 2014, il paese era finito nel mirino dei ladri e si era levata forte la richiesta di sicurezza. In parallelo prendeva forma lo spettro di dover chiudere la caserma dei carabinieri, colpita dalla richiesta di sfratto del proprietario. In una affollata assemblea pubblica, sollecitata dalla lista civica Amo Nonantola, il sindaco Federica Nannetti, affiancata dal Prefetto Michele Di Bari e dal Comandante provinciale dei carabinieri, Stefano Savo, rilanciò la proposta: realizzare la nuova caserma sfruttando alcuni beni confiscati alla criminalità organizzata, per la precisione in via Falcone-Borsellino, all’angolo con via Di Mezzo. A distanza di 17 mesi quel progetto resta una suggestione e non per colpa delle istituzioni locali, bensì per gli inghippi burocratico-legislativi che riducono la portata della trasformazione dei beni confiscati in simboli di legalità. Il Comune ha infatti inoltrato richiesta per vedersi assegnata la palazzina e il terreno annesso - già dotato di fondamenta - e ha depositato uno studio di fattibilità. L’Agenzia ha però comunicato che gli immobili, pur essendo già nella propria disponibilità, sono ancora vincolati alla conclusione di un processo. E ci si trova appena al primo grado di giudizio... Traducendo: ci vorranno ancora anni, salvo sentenza dei giudici più spedite.

«Non abbiamo abbandonato il progetto - spiega il sindaco Nannetti - Anzi, crediamo che il poter utilizzare i beni confiscati sia un messaggio molto forte di legalità. Per di più stiamo parlando di una caserma dei carabinieri, ossia il presidio dello Stato sul territorio. Purtroppo, però, dobbiamo renderci conto che ci sono dei tempi da cui è impossibile prescindere. Noi restiamo pronti, più volte ho sollecitato lo Stato a velocizzare quel processo proprio per la nostra volontà di prendere in carico lo stabile di via Falcone-Borsellino. Se poi i tempi non dovessero coincidere siamo comunque pronti a destinare il bene confiscato ad un’altra attività sociale del territorio». Perché, va annotato, che lo sfratto alla caserma è in una fase di stallo, o meglio è in corso un’operazione di conciliazione tra il proprietario dell’immobile e le istituzioni, il che lascia presagire come non vi sia più quell’urgenza di tempi a salvaguardia della presenza territoriale dell'Arma, che invece aveva animato e mobilitato i nonantolani a fine 2014. (f.d.)

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