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«Asili 0/6 anni, servono flessibilità e minori costi»

«Asili 0/6 anni, servono flessibilità e minori costi»

I genitori incalzano il Comune sull’offerta legata ai nidi e alle scuole materne: «Da anni si parla di rivedere le tariffe e di nuovi spazi: ancora nessuna risposta»

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Sul tavolo del Comune la questione “istruzione” sembra non trovare pace.

Dopo il caso, durato mesi, degli istituti comprensivi, ora è la volta dei servizi 0/6 anni. È della settimana scorsa un incontro tra rappresentanti dei genitori e amministrazione comunale, proprio per provare a tirare le fila su temi caldi ormai da anni e sui quali il Comune non è mai intervenuto in modo deciso. Lo dicono i genitori stessi, che dalle parole vorrebbero si passasse ai fatti.

Benedetta Antognini, presidente della segreteria di coordinamento dei consigli che rappresenta nidi e materne comunali e convenzionati, ha le idee chiare: «Se vogliamo partire dalle note più dolenti, certamente dobbiamo parlare di tariffe. Il nido costa troppo. Non ne facciamo un problema di qualità rispetto al costo reale, quella è soddisfacente, lo dicono le famiglie stesse. Ne facciamo un discorso di opportunità: oggi chi è che decide di mettere il proprio figlio al nido? Una minima percentuale di quelli che in realtà ne hanno bisogno, e il problema è il prezzo. Se a questo ci aggiungiamo anche il calo delle nascite è chiaro che poi Modena andrà incontro ad una perdita di ricchezza data dalla chiusura inequivocabile di altri nidi, come è per il Triva. È proprio quello che vogliamo evitare».

Sul piatto anche una richiesta, anche questa ormai nota, ma che non ha mai trovato un vero e proprio compimento da parte della controparte, ovvero il Comune. Il secondo problema, infatti, è la flessibilità: «Nessun particolare problema per la mattina: la copertura della fascia oraria 7.30/9 riesce a soddisfare la maggior parte delle esigenze - continua Antognini - I veri problemi ci sono per l’orario di chiusura, che non riesce ancora a soddisfare le tante mamme e papà che lavorano fino a tardi. Per non parlare dell’estate: da tempo chiediamo l’apertura anche a luglio, ma non ci è mai stata data nessuna risposta: chi ha figli da 0 a 3 anni non riesce a sfruttare nessun centro estivo perché servirebbe un inserimento impossibile da sostenere in quel breve periodo. Ecco perché dare continuità al servizio anche a luglio aiuterebbe le tante persone che lavorano».

Poi un difetto modenese, che nella rete dei suoi servizi non ha spazi ricreativi da 0 a 3 anni: «Siamo di fronte ad una evidente mancanza di spazi - conclude Antognini - per bambini piccoli. Non ci sono servizi che possano garantire un’offerta continuativa. Le promesse sulla riconversione di alcuni spazi, come il Triva, per proposte ricreative speriamo che possano diventare realtà, anche se per ora non si è mosso nulla».

Davide Berti

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