Gazzetta di Modena

Modena

Assolto il “carabiniere-sceriffo”

Condannato solo per violenza privata. «Agivo per il bene della città», commenta

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L'impianto accusatorio nei confronti del luogotenente dei carabinieri Roberto Cesi è completamente crollato.

Su 27 capi di imputazione che gli venivano contestati, solo uno, secondario, ha retto nel dibattimento. Ieri il tribunale di Reggio ha assolto Cesi, ex comandante della stazione di Correggio, oggi in servizio al Nucleo Operativo di Modena, per 26 reati a lui ascritti e lo ha condannato a un mese, pena sospesa, per violenza privata, ovvero per non aver permesso l'organizzazione di uno “student party” in un circolo nel dicembre del 2010. Per tutti gli altri reati, che vanno dalla concussione, alle minacce, all'omessa denuncia, all'omissione di atti d'ufficio, la corte non ha assolto nella maggior parte dei casi perché il fatto non sussiste o non costituisce reato. La pubblica accusa, in aula il procuratore capo reggiano Giorgio Grandinetti e il sostituto Giacomo Forte, aveva invece chiesto sei anni di reclusione. Il luogotenente Cesi, difeso dall'avvocato Giuseppe Rossodivita, era stato dipinto in aula, dalle testimonianze dell'accusa, come un carabiniere-sceriffo che dettava sostanzialmente legge nella cittadina di Correggio e contro di lui aveva testimoniato anche l'allora sindaco Marzio Iotti.

Ora che le accuse sono tutte cadute, il difensore del carabiniere annuncia azioni legali per ristabilire il buon nome del suo assistito, che ha dovuto subire un trasferimento immediato dalla stazione di Correggio, alla tenenza di Vignola nel Modenese (ora è in servizio al nucleo operativo di Modena), con gravi ripercussioni anche a livello personale.

«È stata una vittoria schiacciante. Ho sempre agito per il bene della città e per i suoi cittadini e l’esito del processo lo ha confermato». Con queste parole, ieri, a caldo l’ex comandante Roberto Cesi ha commentato visibilmente soddisfatto la sentenza che determina una sostanziale assoluzione per quasi tutti i capi d’imputazione. «L’esito del processo ha confermato che il mio modo di lavorare è sempre stato incentrato sul volere operare per il meglio, come ho avuto modo di ripetere più volte», aggiunge il maresciallo, uscendo dall’aula della Corte d’assise dopo l’ultimo atto del processo.

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