Gazzetta di Modena

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La modenese Laura Ferrari sul bus della morte in Spagna

di Stefano Totaro
La modenese Laura Ferrari sul bus della morte in Spagna

Studentessa modenese ferita nell'incidente in cui hanno perso la vita tredici studentesse: operata alla testa non è in pericolo di vita

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E' ancora in prognosi riservata Laura Ferrari, la giovane studentessa Unimore di Giurisprudenza, ricoverata in prognosi riservata all'ospedale Santa Creu e San Pau di Barcellona dopo l'incidente del bus in Catalogna su cui viaggiava insieme ai suoi compagni di Erasmus. Raccogliendo l'appello della Conferenza dei Rettori anche all'Universit di Modena e Reggio Emilia stato osservato un minuto di silenzio a mezzogiorno per ricordare le vittime dell'incidente in cui hanno perso la vita 13 studentesse. In particolare i colleghi di Laura Ferrari, si sono ritrovati col direttore di dipartimento, prof. Luigi Foffani, ed i docenti nell'Aula Magna del Complesso universitario San Geminiano a Modena per una riflessione comune su quanto accaduto ed esprimere la loro vicinanza ala famiglia della ragazza.

MODENA. Laura Ferrari, 23 anni, quinto anno di Giurisprudenza, una ragazza solare a lungo nel gruppo scout della parrocchia di San Lazzaro, è grave.

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È stata operata alla testa, i medici dell’ospedale di Barcellona, dove era stata portata dopo il terribile schianto, l’hanno subito sottoposta a intervento chirurgico per rimuovere il trauma sul lato sinistro del suo capo. L’operazione, durata ore ed ore, è riuscita. I medici si sono riservati la prognosi e ci vorrà del tempo prima di aver altri significativi responsi: resterà infatti sedata per sei giorni.

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ACCANTO A LEI. Accanto a lei, nel reparto dell’ospedale di Barcellona, da ieri mattina c’è tutta la sua famiglia: la mamma Annunziata Zironi, insegnante di sostegno al Cattaneo-Deledda di Modena, il papà Riccardo Ferrari, pure lui insegnante ma di estimo al Guarini e il fratello Lorenzo di 27 anni, che abita a Milano dove lavora e dove si era laureato alla Bocconi. Il loro è stato un viaggio di angoscia e di speranza: sono partiti in auto per Barcellona, di notte, sapendo solamente che là, in quell’ospedale, c’era una ragazza di nome Laura e che era ferita grave. Nulla più. «Immaginatevi dunque cosa possono aver passato» racconta Luisa, la zia di Laura, sorella della mamma Annunziata, davanti all’abitazione a Portile, in via San Martino di Mugnano, un casolare-villa in mezzo alla campagna. Ieri pomeriggio la zia aveva da poco ricevuto la telefonata da sua sorella: non ha nascosto un cauto ottimismo ed appena in lei è affiorato qualche preoccupazione ha detto subito: «Laura ce la deve fare, certo che ce la deve fare».

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DOMENICA INFERNALE E poi racconta la domenica infernale dei suoi cari: «I genitori di Laura ieri pomeriggio erano a Modena, stavano visitando dei monumenti in occasione delle giornate del Fai e hanno incontrato un loro amico. Erano circa le 18. Questi ha detto loro se avevano saputo dell’incidente in Spagna, dei feriti, degli studenti del progetto Erasmus. A mia sorella e a suo marito si è gelato il sangue. Hanno subito preso il cellulare e hanno iniziato a chiamare Laura. Ma non avevano risposta. Sono corsi qui a casa, hanno iniziato a collegarsi con i media, con il computer. Hanno telefonato alla Farnesina ma non ottenevano indicazioni utili perché gli stessi addetti hanno fatto capire che c’era una grande confusione complessiva. Liste, nominativi, i dati di questo e di quel pullman. Erano cinque i pullman per quella festa e, inoltre, ad una sosta in una stazione di servizio, in tanti s’erano pure scambiati di autobus...».

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L’APPELLO SU FACEBOOK. «Mamma e papà di Laura - prosegue la zia - hanno chiamato l’altro figlio, Lorenzo, un po’ più pratico con i social network. Lui ha lanciato un appello via Facebook, penso sulla pagina profilo di Laura, in cui chiedeva aiuto. Chi avesse notizie, chi sapesse qualcosa, qualsiasi cosa era pregato di contattarci. E così, mi viene da dire miracolosamente, ha risposto all’appello una ragazza inglese».

«QUI C’È UNA LAURA»«Questa ragazza ha scritto che era a conoscenza del fatto che tra i feriti portati in ospedale c’era una ragazza di nome Laura. Ma altro non sapeva. ma di questo ne era certa. E così iniziano le telefonate agli ospedali: a Tarragona non c’era ricoverata nessuna Laura. Poi sono riusciti a contattare un medico dell’ospedale di Barcellona. Questi è stata una persona gentilissima: ha spiegato che era arrivata una ragazza italiana che si chiamava Laura con un forte trauma alla testa e che per questo era stato necessario intervenire con una operazione chirurgica. Ma altro non sapeva, se non che questa paziente era viva e che l’intervento era in corso o era appena iniziato».

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PARTITI IN AUTO DI NOTTE Che fare dunque? Canali ufficiali muti e nel caos, una ragazza che si chiama Laura in un ospedale... «Papà e mamma decidono di andare là - dice la zia- ma il primo aereo per Barcellona ci sarebbe stato solo lunedì mattina, alle 8 , con partenza da Roma. Impossibile. E allora, erano le 22.30, sono saliti in auto, hanno dato appuntamento a Lorenzo a Piacenza, così anche lui è salito con loro in automobile e poi tutti e tre sono partiti per la Spagna, dandosi il cambio alla guida».

L’OPERAZIONE. «Sono arrivati alla mattina, lunedì - prosegue Luisa - e in ospedale sono stati subito contattati dalla polizia locale e dal nostro consolato. Anche loro aspettavano un dato ufficiale su quella ragazza ricoverata. Ma si è dovuto aspettare parecchie ore. L’operazione non era finita. Solo verso le 13 i medici hanno fatto avvicinare i famigliari a Laura per il riconoscimento. Era lei. Era ufficialmente lei. E’ in coma farmacologico, in prognosi riservata. I medici ci hanno detto che l’intervento di rimozione del trauma e di ricostruzione è riuscito, che è andata bene. Ora mamma , papà e fratello resteranno là, aspettando altre buone notizie». Luisa saluta, rientra in casa, e aspetta nuove telefonate.

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