Preso a Soliera il rapinatore seriale che aggrediva le anziane
Soliera. Almeno 12 le vittime scippate dall’elegante pakistano di Carpi espulso dall’Italia. Due le ha trascinate a terra e ferite. Inchiesta da film, bloccato dai carabinieri
SOLIERA. Ha strappato la catenina al collo di almeno dieci anziane. E altre due le ha praticamente rapinate, non esitando ad una azione violenta contro di loro, pur di indurle a “mollare” l’obiettivo dei suoi colpi.
Con queste accuse i carabinieri di Soliera hanno arrestato un pakistano di 23 anni, già espulso dall’Italia, già conosciutissimo per questo tipo di prestazioni.
L’uomo, domiciliato a Carpi, ospite fisso di qualche amico, ama indubbiamente l’Italia, dove vive da tanto tempo. Parla l’italiano molto bene, e tiene a vestirsi alla moda.
Le vittime infatti avevano descritto un giovane aitante, che indossava scarpe Nike bianche e vistose, jeans azzurri presumibilmente di marca e spesso una camicia rossa e nera a quadri. Ma i suoi incontri con la giustizia e con le istituzioni della sicurezza erano stati finora infelici, tanto che era colpito da il provvedimento di espulsione.
Che invece si è tradotto in numerose gite fuori porta, da Carpi a Soliera, con annessi scippi alle anziane.
LE RAPINE Parliamo di donne di 70, 80 e più anni, che U.M. - queste le iniziali del nome - prendeva di mira piazzandosi in auto e attendendone il passaggio, a piedi o in bici. Quindi scendeva dall’auto, le pedinava per qualche metro e poi da dietro, magari con il pretesto di chiedere un indirizzo, le bloccava e si avventava sulle collane.
«Gli avrei voluto dare un pugno», ha detto una nonnina solierese di 84 anni, strappando la commozione dei soccorritori che l’avevano rialzata da terra, per medicarle la ferita allo zigomo.
Racconti e referti che si sono accumulati nell’ufficio denunce della caserma carabinieri di Soliera. Dove evidentemente gli uomini del luogotenente Ennio Apicella - reduce peraltro da un tour tra polisportive e chiese del paese, proprio per mettere in guardia gli anziani da ladri e truffatori - non potevano tollerare oltre questo affronto a tante persone deboli ed indifese.
L'INCHIESTA E così è scattata una inchiesta da film, coordinata dal sostituto procuratore Claudia Ferretti, con la supervisione dello stesso procuratore di Modena, Lucia Musti.
I carabinieri hanno studiato nei dettagli ora e luoghi degli scippi. Avendo ben presente che l’uomo era stato segnalato su una Opel grigia, e che quasi tutte le vittime avevano descritto quei capi di abbigliamento vistosi e costosi. E così è stata predisposta una mappa, con i militari che si sono piazzati in strade e piazze dei colpi precedenti, nelle stesse ore, negli stessi giorni.
Manco a dirlo, venerdì il pakistano si è materializzato in via Arginetto: stessa auto, stessi vestiti... Così, appena ha addocchiato la sua vittima di turno e ha fatto per scendere dall’auto, le porte non si sono aperte. A tenerle ben chiuse i carabinieri, che sventato il colpo hanno poi prelevato l’uomo, per dichiararlo in stato di arresto. L’altro giorno a margine dell’udienza di convalidadell’arresto, decisa dal giudice dottoressa Paola Losavio, è emerso che U.M. piazzava poi le catenine su un mercato parallelo dei preziosi, lucrando anche parecchi soldi.
Il magistrato a leggere gli atti e a valutare la situazione non ha avuto dubbi, disponendo una misura cautelare in carcere per il 23enne “espulso”.
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