Attacco a Bruxelles, «Salvo per soli cinque minuti»
Marco Montanari si è fermato per chiamare i genitori e ha evitato l’esplosione
Cinque minuti. Cinque minuti di vita come tanti altri martedì mattina, prima di vedere sconvolgere la propria quotidianità da un attacco terroristico. Ma sono quei cinque minuti che ora gli permettono di raccontare quanto è accaduto a Bruxelles.
È cambiata la quotidianità anche per Marco Montanari, un cervello in fuga. Modenese doc, 37 anni, dopo il dottorato in Economia all’Alma Mater di Bologna un master in studi europei alla London School of Economics, la decisione di trasferirsi a Bruxelles grazie ad un concorso per economisti per entrare nelle istituzioni europee, e così dal 2009 lavora alla Commissione Europea ed oggi vi è a Bruxelles con moglie e figlio.
«Era una mattina come tante altre - spiega - Pronto per uscire alle 8.40. Poi, un pensiero: dare un'occhiata ai giornali su internet. Leggere dell'esplosione a Zaventem. Telefonare ai miei genitori per tranquillizzarli. Cinque minuti in tutto». Sono i cinque minuti che gli permettono di poter raccontare cosa sta succedendo a Bruxelles in queste ore.
E continua: «Una volta uscito sono andato a prendere come sempre la metropolitana. La metro si ferma a Schuman. Con voce ferma ma senza panico, gli addetti alla stazione dicono "Evacuez la station!". Esco e scendo a piedi lungo Rue Joseph II. Poliziotti in bicicletta che sfrecciano come impazziti. Arrivo all'incrocio di Maalbeek. Polizia e ambulanze dappertutto. Si capisce in fretta che è successo qualcosa nella stazione».
Marco, a Bruxelles da ormai sette anni, aveva già vissuto l'allarme terrorismo di novembre, ma questa volta è diverso. «Una bomba, lo abbiamo capito da quello che stava succedendo tutto intorno a noi. E ho ripensato subito a quei cinque minuti, cinque minuti in tutto. Se avessi preso la metro precedente ora sarei dentro la stazione. Invece sono in mezzo alla strada insieme a tanta altra gente. Un movimento di folla, anche i poliziotti corrono. Mi metto a correre verso Ambiorix. Poi tutto si calma. Meglio tornare a casa pensando sempre a quei cinque minuti, cinque minuti in tutto. Prendo un percorso piuttosto lungo per evitare il quartiere europeo. Adesso sono a casa. Mia moglie - Federica, modenese anche lei - è a casa. Matteo - il figlio di due anni - è tranquillo. Cinque minuti in tutto. Evidentemente il Signore ha deciso che ho ancora qualcosa da fare qui». E su Facebook scrive a tutti che sta bene, diventa lui che si preoccupa per gli altri.
Davide Berti
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