Carceri, il garante: «Quadro sconfortante»
Una casa-lavoro dove «il quadro relativo alla possibilità di lavorare all’interno della struttura rimane sconfortante «perché risultano insufficienti i progetti di lavoro effettivo e remunerato, in...
Una casa-lavoro dove «il quadro relativo alla possibilità di lavorare all’interno della struttura rimane sconfortante «perché risultano insufficienti i progetti di lavoro effettivo e remunerato, in quanto le persone lavorano a rotazione per l’amministrazione penitenziaria, mentre solo pochi internati sono impiegati nell’azienda zootecnica e nel lavoro agricolo e delle serre, che dovrebbero essere la vera ricchezza della struttura». Sono comunque stati attivati corsi di formazione professionale per 15 persone ciascuno: uno da elettricista, già ultimato, uno da agricoltore e uno di teatro. Questa la situazione nella casa di reclusione di Castelfranco (nella foto) presentata dal Garante delle persone private della libertà personale dell’EmiliaRomagna, Desi Bruno, che ha visitato la struttura il 17 marzo. «Senza l’avvio di attività lavorative all’interno, anche con il coinvolgimento della società esterna, continuerà a mancare il lavoro, avendo così un evidente spreco delle potenzialità a disposizione, che vanno dal ricco patrimonio agrario, una superficie di 22 ettari, a quello degli spazi laboratoriali, da anni del tutto inutilizzati». L’area educativa ha riferito la vicenda di un ragazzo che «con modesti e datati precedenti penali da cui è stato prosciolto in ragione di una diagnosi di ritardo mentale medio». Gli è stata applicata la misura di sicurezza detentiva della casa di lavoro perché ha trasgredito alle prescrizioni della libertà vigilata, allontanandosi, a più riprese, dalla struttura di accoglienza che lo ospitava: il giovane entrato nella casa di lavoro di Castelfranco alla fine del 2015 «ha mantenuto regolare condotta impegnandosi in tutte le attività in atto nell’istituto, evidenziando un ottimo comportamento e ben adeguato ai contesti in cui stato inserito», ma, a seguito di un’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna, sarà trasferito in una Rems. Bruno segnala poi il caso di «una decina di di internati stranieri irregolari per i quali, nell’assenza di percorsi di regolarizzazione praticabili e di una rete di riferimento all’esterno, è altamente probabile che possano mancare alla Magistratura di sorveglianza elementi idonei a fondare un giudizio di cessata pericolosità sociale, con conseguente proroga della misura di sicurezza».
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